la TURCHIA del boia islamico sharia

 la TURCHIA del boia islamico sharia! Presidenzialismo, islamizzazione, lotta ai curdi: la strada di Erdogan per il potere. Il partito di opposizione curdo Hdp è stato il solo a contrastare in Parlamento il piano di modifica istituzionale del Paese. Il voto sulla riforma dovrebbe svolgersi ad aprile 2017. In caso di vittoria nelle mani di Erdogan un accentramento di poteri unico. La lira turca paga l’instabilità e perde il 6% sul dollaro in un mese. La politica di repressione post-golpe colpisce anche la scuola. Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - In Turchia prosegue la campagna del capo di Stato Recep Tayyip Erdogan che, attraverso un referendum, vuole modificare l’assetto istituzionale dello Stato dall’attuale repubblica parlamentare al presidenzialismo, con un ulteriore rafforzamento dei suoi poteri. In quest’ottica il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp, al governo nel Paese) ha intensificato la campagna di repressione contro i curdi, per conquistare sempre più voti nella destra nazionalista. Una campagna che ha contribuito a radicalizzare ancor più i contrasti nel Paese e ha acuito le tensioni con l’Europa, che denuncia una vera e propria deriva autoritaria. all’indomani del (fallito) colpo di Stato in Turchia del luglio scorso, il presidente Erdogan e il governo di Ankara hanno lanciato una campagna di repressione contri i (presunti) autori del fallito golpe. Fra questi vi sono anche i sostenitori del predicatore islamico Fethullah Gülen, ritenuto la mente del colpo di Stato in cui sono morte 270 persone, migliaia i feriti.
Finora le autorità turche hanno fermato decine di migliaia di persone, fra cui docenti, militari, intellettuali, oppositori politici, imprenditori, giornalisti, attivisti e semplici cittadini. La repressione governativa ha colpito con particolare ferocia il più importante partito di opposizione filo-curdo (il Partito democratico dei popoli, Hdp), i cui vertici sono stati arrestati di recente.
Analisti ed esperti spiegano che il governo mostra i muscoli nella lotta contro i curdi per compiacere la destra nazionalista, il cui sostegno in Parlamento è essenziale per indire un referendum sul presidenzialismo. Un voto che si dovrebbe tenere in primavera - i bene informati parlano di aprile 2017 - e che porterebbe al trasferimento del potere esecutivo dal Primo Ministro al presidente, oltre che inserire la contemporaneità di voto per presidenziali e legislative.
In questo modo Erdogan si pone alla testa dello Stato, alla guida del governo e mantiene la leadership del suo partito. Un accentramento unico dei poteri, contro il quale si era schierato in modo aperto il partito curdo Hdp; da qui la decisione del “sultano” e dei suoi fedelissimi di aprire la caccia ai curdi, un tempo “sfruttati” per l’ascesa al potere.
La politica di repressione curda promossa da Erdogan è sostenuta con forza dai nazionalisti dell’Mhp, che hanno accolto con favore l’arresto dei vertici del partito filo-curdo. E proprio per corteggiare la destra il capo di Stato si è detto disponibile a reintrodurre la pena di morte, sollevando così le proteste di Bruxelles. Hisyar Ozsoy, vice presidente dell’Hdp, ha affermato di recente che “[noi] siamo l’ostacolo principale [al presidenzialismo] e dobbiamo essere eliminati”.
La situazione di instabilità e repressione promossa dalla leadership di Ankara ha avuto pesanti ripercussioni nella vita economica, culturale e scolastica del Paese. A confermare il clima di incertezza dei mercati, il fatto che la lira turca abbia perso quasi il 6% del proprio valore sul dollari nel solo mese di ottobre.
Tuttavia, gli effetti più evidenti della politica post (fallito) golpe voluta da Erdogan emergono nella scuola e nel sistema educativo turco. In questi mesi le autorità hanno sospeso o licenziato 30mila docenti. Uno di questi è il prof. Erdem (che non vuole rivelare l’intera identità nel timore di ritorsioni) che racconta di aver appreso la propria cacciata “da un social network”.
“Il mio nome - spiega - era all’interno di una lista pubblica” con l’accusa di aver “sostenuto organizzazioni terroriste”. In realtà egli in passato si era battuto per lotte sindacali e, dopo 20 anni di carriera, si trova senza un lavoro e con il passaporto (come quello della moglie e dei figli) sospeso d’ufficio dalle autorità. Il suo nome è marchiato a “penna rossa” sul sito internet del governo. “Non sono l’unico caso - conclude l’uomo - tutti qui hanno paura”. Oltre alle modifiche in chiave istituzionale, per molti il tentato golpe si è rivelato per Erdogan “un dono di Dio” per cambiare anche il sistema scolastico ed educativo. Una vera e propria “rivoluzione culturale” che da una visione laica dell’istruzione si sta progressivamente trasformando un un modello radicale islamico. Dal velo al divieto di indossare la gonna per le donne, dai programmi educativi alla presenza di imam e scuole coraniche, la fine di un modello educativo laico e pluralista appare sempre più evidente. Studenti e docenti hanno provato a protestare contro questa campagna governativa, iniziata ben prima del tentato golpe; tuttavia, le repressioni che hanno seguito il fallito colpo di Stato hanno silenziato anche le voci dei giovani e dei loro professori.

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NATO 13:32 14.11.2016 0 122 Il sistema elettronico REB è in grado di sopprimere collegamenti delle truppe USA e NATO È stato creato in Russia un sistema elettronico strategico in grado di sopprimere il segnale globale ad onde corte dei sistemi di comunicazione americani, che coordina i messaggi di tutti gli organi di controllo militare di Washington e dei loro alleati della NATO, si legge in un comunicato per i giornalisti diffuso da KRET.

Sergei Ryabkov 12:51 14.11.2016 0 180 Siria, Mosca: contatti con Washington non sono inutili Non è inutile contattare con Washington sulla Siria, ritiene la Russia.

Regista Oliver Stone 12:27 14.11.2016 1423 Il film di Stone L'Ucraina in fiamme: la prima in Russia Il documentario "L'Ucraina in fiamme", presentato in estate dal premio Oscar, il regista Oliver Stone, verrà mostrato per la prima volta al pubblico russo il 21 novembre sul canale REN TV, ha riferito a Ria Novosti l'ufficio stampa del canale.

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Missili contraerei S-300. 14.11.2016 0 345 Gli S300 consegnati dalla Russia all'Iran attivi per fine anno La spedizione del sistema missilistico di difesa aerea S-300 inviato dalla Russia all'Iran verrà completata per la fine dell'anno, ha detto ai giornalisti il Presidente del comitato del Consiglio della Federazione per la Difesa e Sicurezza Victor Ozerov, attualmente in Iran come membro della delegazione della Federazione russa.

Donald Trump 10:57 14.11.2016 71138 Trump rifiuta lo stipendio: un dollaro per fare il Presidente Il Presidente americano Donald Trump ha confermato: rifiuta lo stipendio.

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 Ministro Esteri svedese Margot Wallström 23:12 13.11.2016 201753 Sanzioni anti-Russia, per Stoccolma gli USA di Trump possono scaricare la UE Il ministro degli esteri svedese Margot Wallström non esclude che a seguito dell'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti l'Unione Europea corre il rischio di perdere il sostegno di Washington relativamente alla politica di sanzioni contro la Russia.

Premier ceco Bohuslav Sobotka 22:47 13.11.2016 51369 Repubblica Ceca, premier dice no a dislocamento di un radar militare USA Nel corso di un dibattito televisivo il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka si è dichiarato contrario alla possibilità di dislocare nel Paese un radar degli Stati Uniti. Negli ultimi giorni questa idea era stata promossa da alcuni politici americani.

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Vedi anche

10/11/2016 08:54:00 TURCHIA - ONU
Ankara arresta un giudice turco all’Onu, in violazione dell’immunità diplomatica
Aydin Sedaf Akay è stato fermato il 21 settembre scorso, per presunti legami con gli autori del tentato golpe di luglio. Egli è un componente del tribunale internazionale sui crimini di guerra nella ex Jugoslavia e Rwanda. Le autorità turche hanno negato la visita in carcere. Il suo arresto ha causato il blocco del processo di appello contro un criminale di guerra.



05/11/2016 11:20:00 TURCHIA
Repressione interna e sogni neo-ottomani di Ankara preoccupano la comunità internazionale
Un tribunale ha ordinato la custodia cautelare in attesa di processo per nove giornalisti. In carcere anche i vertici del principale partito di opposizione curdo. Ankara accusa il Pkk dell’attacco di ieri a Diyarbakir, rivendicato dallo Stato islamico. Preoccupazione in Occidente per le migliaia di arresti, la democrazia è “al collasso”. Aleppo, Raqqa e Mosul nel mirino dell’espansionismo turco.



07/11/2016 11:50:00 TURCHIA
Il "Sultano" Erdoğan rischia di trascinare la Turchia in una guerra civile
Alta tensione dopo l’arresto dei vertici del partito di opposizione curdo. Un deputato armeno cancella un viaggio in Francia per seguire l’evolversi della situazione. E denuncia “il colpo di Stato” in atto contro “diritti e pluralismo”. Le politiche anti-curde del presidente e le analogie con la fase che ha preceduto il genocidio nel 1915. Dal carcere Demirtas parla di “detenzione illegale”.



04/11/2016 08:56:00 TURCHIA
Esplosione a Diyarbakir dopo l’arresto di due leader filo-curdi
Almeno 20 i feriti nello scoppio, due dei quali in modo grave. L’esplosione avvenuta nei pressi di una caserma di polizia nel distretto di Baglar. In precedenza le forze di sicurezza avevano fermato Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag. Prorogato lo stato di emergenza. Mandato di arresto per 137 professori universitari, sospettati di legami con il predicatore islamico Gülen.



25/10/2016 08:52:00 TURCHIA
La repressione di Erdogan contro i “golpisti”: oltre 35mila arrestati, 82mila indagati
Dal fallito colpo di Stato di metà luglio decine di migliaia di arresti. Almeno 26mila persone sono libere ma “sotto controllo giudiziario”. Secondo il ministro della Giustizia le operazioni riguardano autori e fiancheggiatori del golpe. Il partito di governo pronto a sottoporre al Parlamento il testo di modifica istituzionale: da sistema parlamentare a presidenziale.

14/11/2016 - LIBANO

Patriarca Rai: in Libano un governo “inclusivo” ispirato alla Costituzione e al Patto nazionale


Nell’omelia domenicale il porporato si è appellato alla classe dirigente per la formazione di un esecutivo “frutto del consenso ed efficace”. Condannando la logica della “spartizione”, egli auspica che esso possa giurare prima della festa dell’Indipendenza. Il premier incaricato Hariri ha concluso il giro di consultazioni. Superare le contrapposizioni sulla distribuzione di portafogli e competenze.

14/11/2016 - HONG KONG-VATICANO

Mons. Michael Yeung Ming-cheung è il successore del card. John Tong

di Victoria Ma
L’annuncio dato ieri sera, alla cerimonia conclusiva del Giubileo nella cattedrale dell’Immacolata. Il ringraziamento ai cardinali John Tong e Joseph Zen, “due grandi alberi sotto i quali godere di un po’ d’ombra”.

14/11/2016 - IRAQ

Attentati a Baghdad, decine di morti e feriti. L’esercito irakeno strappa Nimrud all’Isis


Questa mattina un attacco suicida a sud-ovest della capitale ha provocato otto morti. Nel fine settimana una serie di esplosioni ha ucciso almeno 11 civili, decine i feriti. Finora non vi sono rivendicazioni ufficiali degli attacchi. Le forze speciali hanno riconquistato l’antica città assira. I jihadisti avevano distrutto il patrimonio perché ritenuto eredità pagana.


14/11/2016 - INDONESIA

Samarinda, è morta una delle bambine ferite nell’attentato alla chiesa

di Mathias Hariyadi
Olivia Intan Marbun, due anni, non è sopravvissuta alle ferite e alle ustioni riportate. Stava giocando con altri bambini di fronte alla chiesa quando l’ordigno artigianale è esploso. L’assalitore, Johanda, era già stato arrestato per terrorismo e avrebbe legami con lo Stato islamico.

13/11/2016 - VATICANO

Papa: fingere di non accorgerci di chi viene escluso e scartato “è voltare la faccia a Dio”


La celebrazione del Giubileo delle persone socialmente escluse nel giorno in cui nel mondo si chiudono le porte sante. “Chi segue Gesù non presta ascolto ai profeti di sventura, alle vanità degli oroscopi, alle prediche e predizioni che ingenerano paure, distraendo da ciò che conta”.

13/11/2016 - INDONESIA

Bomba contro una chiesa a Samarinda. Quattro feriti

di Mathias Hariyadi
Fra i feriti vi è anche un bambino. Fonti di AsiaNews: l’autore è stato fermato e arrestato dalla folla. Una strategia della tensione che parte dall’accusa di blasfemia al governatore di Jakarta. Il vero obbiettivo: far cadere il presidente Joko Widodo.


#youtube, strega per Satana, rendi visibile, il presente il mio commento sulla tua pagina https://www.youtube.com/user/youtube/discussion! [ NON C'È BISOGNO DI DIMOSTRARE LA ESISTENZA DI DIO POICHÉ LUI È EVIDENTE! ] my holy JHWH: "io li ho messi tutti nella merda? MA LORO SONO LA MERDA!! lol. youtube non ha il coraggio di mettere, come visibile questo mio articolo sulla sua pagina https://www.youtube.com/user/youtube/discussion , eppure, IO ho pubblicato, questo articolo con 5 canali diversi!" lol. "te lo dico io, a youtube? gli piace sempre a prenderlo nel culo!" [ poiché, la materia non ha il potere di creare se stessa, e non ha neanche il POTERE di progettare se stessa. quindi, necessariamente esiste un Creatore che deve essere all'interno e di sopra della Sua creazione... così la Creazione è un concetto dinamico in continuo divenire, perché Dio crea continuamente la Sua Creazione, con un impulso del suo desiderio e del suo piacere.. Inoltre, è il Creatore che ha dato, trasmesso, una parte della sua impronta, il suo carattere e la sua genialità nell'Universo, quindi, se c'è l'Universo c'è Dio, e se c'è Dio, non c'è il nulla ] [ ecco perché, se non ci fosse Dio, nulla potrebbe avere un significato! ] Quindi la esistenza di Dio, come la tua esistenza non possono essere dimostrate, perché l'ovvio non ha bisogno di essere dimostrato! ... Dio è: sia:( 1. ) la dimostrazione della esistenza, che, Dio è: anche ( 2. ) il significato della esistenza stessa! l'ateo dice di non credere in Dio, ma, in realtà non può evitare di credere, in se stesso! e poiché l'ateo non può dubitare di se stesso, poi, non può dubitare di Dio, perché soltanto Dio potrebbe essere la causa della sua esistenza... Poiché, noi non siamo, per noi stessi la causa della nostra esistenza e, quindi, noi non possiamo essere neanche lo scopo della nostra esistenza, quindi tutto nasce dall'amore di Dio, e tutto ritorna all'amore di Dio. e al di fuori dell'amore universale nulla ha senso! ovviamente, Dio soltanto è infinito ( anche l'universo è finito ), e tutti coloro che usano il concetto di INFINITO, stanno parlando di Dio, e di tutti gli attributi di Dio! ma, senza una logica, la teoria della evoluzione deifica la materia, e attribuisce massa e calore infiniti a una piccola sfera di materia prima del "Big Bang".. Quindi la teoria della Evoluzione suo malgrado, dichiara e dimostra la sua fede in Dio infinito (perché l'infinito è soltanto un concetto divino), che progetta, pianifica e crea l'universo, realizzandolo! ecco perché la Teoria della Creazione è l'unica teoria che può essere presa in considerazione dal punto di vista razionale! .. e se dal punto di vista logico noi notiamo il Decalogo di Mosé riflesso in ogni sistema etico e religioso, quale legge naturale universale, poi, dobbiamo dedurre che, unico e assoluto è anche: il principio della moralità anche!


SALMAN SAUDI ARABIA ] e poiché youtube è un inculato pure lui? poi, lui non ha niente da dire, circa tutti quelli che bestemmiano e fanno i satanisti quì!
lorenzoALLAH Mahdì leviathan Mohammed

SALMAN SAUDI ARABIA ] e già, prima si fanno inculare, e poi vanno in giro per tutto youtube bestemmiando!
lorenzoALLAH Mahdì leviathan Mohammed

SALMAN SAUDI ARABIA ] perché bestemmiano Dio Holy JHWH, quando rompono a sangue le loro emorroidi?


SALMAN SAUDI ARABIA poiché tu sei shariah SHARIAH e poiché tu hai fornicato con il fariseo Rothschild petro-dollaro? miliardi di persone stanno per morire nella guerra mondiale (poco male), ma, è per colpa tua che: ISLAM sarà distrutto e condannato come il nazismo, e milioni di posseduti brancolano nel buio e nel disfacimento morale, in tutto il pianeta, maleficato da FARISEI e SALAFITI, come te!


La Cassazione: non è reato esaltare il martirio jihadista. “Dare lezioni sulla bontà del martirio in nome della jihad, per la Cassazione, non deve essere considerato come reato di terrorismo internazionale di matrice islamica”, spiega La Stampa, analizzando le motivazioni della Corte relative alla sentenza di assoluzione per quattro presunti jihadisti della moschea di Andria, in Puglia.  L'indottrinamento, secondo i supremi giudici, “può costituire senza dubbio una precondizione, quale base ideologica, per la costituzione di un'associazione effettivamente funzionale al compimento di atti terroristici, ma non integra gli estremi perché tale risultato possa dirsi conseguito”. Per questo, chi si dedicasse “solo al proselitismo jihadista” non rischierebbe una condanna ma “misure di prevenzione come l'espulsione”. Le motivazioni della sentenza sono state pubblicate proprio nel giorno in cui è arrivata la notizia dell'arresto di Abu Nassim, il presunto reclutatore dell'Isis tra il Nord Africa e l'Italia (Avvenire). Il terrorista aveva operato a Milano dove, spiega il Corriere, la Digos è sulle tracce di eventuali complici.


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4 cardinali chiedono spiegazioni su “Amoris laetitia”
La lettera al Papa dei porporati Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner: «Si danno interpretazioni contrastanti, chiediamo di risolvere i dubbi»
Andrea Tornielli/Vatican Insider
14 novembre 2016. 4 cardinali chiedono spiegazioni su “Amoris laetitia”. Quattro porporati chiedono al Papa di chiarire alcuni dubbi riguardanti l’interpretazione dell’esortazione post-sinodale «Amoris laetitia» sul matrimonio e la famiglia. Sono i cardinali Walter Brandmüller, già presidente del Pontificio comitato di scienze storiche; Raymond L. Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, e gli arcivescovi emeriti Carlo Caffarra (Bologna) e Joachim Meisner (Colonia). La lettera, consegnata nelle mani del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il 19 settembre è stata pubblicata lunedì 14 novembre dal sito dell’Espresso curato da Sandro Magister e dal quotidiano online La Nuova Bussola quotidiana.

I porporati hanno deciso di rendere pubblico il documento consegnato all’ex Sant’Uffizio perché fino a questo momento non hanno ricevuto risposta. «Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione – scrivono i quattro porporati – in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di “Amoris laetitia”. La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione».

«Il Santo Padre – si legge ancora nella lettera – ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa. E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione. Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema “progressisti-conservatori”: sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica. Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli».

Il documento ha la forma dei «dubia» (dubbi) che vengono solitamente presentati alla Congregazione per la dottrina della fede secondo una forma che permette di rispondere con un «sì» o con un «no». Questo il testo dei quesiti, riguardanti il capitolo VIII dell’esortazione dedicato all’accompagnamento delle famiglie ferite e al discernimento:

1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

2. Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3. Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4. Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

5. Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

I cinque «dubia» sono accompagnati da una nota esplicativa che li affronta e li argomenta uno per uno.
http://it.aleteia.org/2016/11/14/4-cardinali-chiedono-spiegazioni-su-amoris-laetitia/?utm_campaign=NL_it&utm_source=daily_newsletter&utm_medium=mail&utm_content=NL_it

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Così la Chiesa accompagna chi prova attrazione per lo stesso sesso, Da Courage un progetto di vita basato su preghiera, castità, amicizia e servizio. belkinusbcables. Nonostante che negli ultimi anni non si faccia che parlare di omosessualità, la conoscenza di questo tema è ancora molto approssimativa e piena di stereotipi. A fare un po’ di chiarezza è un libro di padre John F. Harvey – sì, proprio un sacerdote di quella Chiesa giudicata retrograda e oscurantista sulla morale sessuale. Per oltre 50 anni questo prete americano si è preso cura di persone che volevano vivere la fede cattolica senza che la loro attrazione sessuale fosse un ostacolo. Con pazienza e vicinanza, padre Harvey ha trovato insieme a loro una strada, sempre alla luce della dottrina cattolica. Dal 1980 è stato il primo direttore dell’Apostolato Courage, associazione fondata dal cardinale Terence J. Cooke nel 1980 a New York, per la cura pastorale delle persone omosessuali, oggi presente in tante diocesi in tutto il mondo. Il libro “Attrazione per lo stesso sesso. Accompagnare la persona”, pubblicato da Edizioni Studio Domenicano, raccoglie alcune riflessioni di padre Harvey, ma anche indicazioni pastorali precise.

Così scrive nella prefazione l’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi: “La Chiesa non alza muri, non crea categorie di persone in funzione dell’orientamento sessuale, perché, prima di avere un’attrazione sessuale particolare, sono persone. (…) In questa linea la chiamata alla santità è per tutti (…)”. L’accento sulla persona anziché sulla tendenza omosessuale è la vera chiave di volta per capire i termini della questione. Per questo, fin dall’inizio, padre Harvey corregge anche la terminologia: meglio parlare di persone con attrazione verso persone dello stesso sesso (A.S.S.), evitando la parola “omosessuali” con cui “rischiamo, almeno implicitamente, di considerare l’omosessualità come la caratteristica essenziale della persona” mentre “una persona, in fondo, è più che un insieme di inclinazioni sessuali e i ragionamenti sull’attrazione verso persone dello stesso sesso si fanno più confusi se pensiamo agli ‘omosessuali’ come a una categoria a parte di esseri umani”.

Harvey ammette che “in genere, le persone ‘eterosessuali’ non comprendono quelle che provano un’A.S.S. persistente” e di aver lui stesso impiegato “anni per capire la natura di questa condizione”. Ma affronta con chiarezza alcuni punti caldi. Dice, per esempio, che per gli adolescenti non si può parlare di omosessualità (che è una condizione adulta) e bisogna essere molto cauti nel liquidare un atteggiamento ambiguo tipico dell’età come tendenza omosessuale. La stessa attrazione per persone dello stesso sesso ha sfumature diverse in ogni persona. Essa poi, è una tendenza e non un peccato, ma questo non giustifica moralmente gli atti omosessuali (che la Chiesa condanna). Si parla della diffidenza della società verso le persone con A.S.S, ma anche del paradosso delle associazioni “gay”: “Da un lato, si richiede con insistenza che le persone con tendenze omosessuali siano ben integrate nella società; dall’altro, i club ‘gay’ si sviluppano come rifugio dalla società ‘eterosessuale’, impedendo l’integrazione”.

A padre Harvey non interessa fare un trattato dottrinale (alcuni aspetti sono comunque trattati nel secondo capitolo, mentre i testi integrali del magistero sono riportati in appendice), offre invece diversi spunti pastorali. Non si parla di “cura” in termini medici, anche se si fa riferimento ad adeguate terapie psicologiche di supporto alla persona, da affiancare all’accompagnamento spirituale. Tra l’altro, gli studi scientifici non offrono alcuna certezza che una “terapia riparativa” possa portare a una modifica dell’inclinazione. Si parla del grande dolore – fino alla disperazione – che molte persone con questa tendenza manifestano, fino all’odio di sé. Per questo è utile che ci siano programmi pastorali specifici: è il caso di Courage, che propone un progetto di vita molto essenziale basato su preghiera, castità, buone amicizie, servizio agli altri, sempre con la guida di un direttore spirituale, il cui compito è “dimostrare che è possibile vivere una vita casta e felice senza isolarsi dalla società”.

Alcuni paragrafi illustrano il valore della castità e dell’amicizia: “Nel linguaggio corrente, la castità ha una connotazione negativa (…). La vera castità, invece, consiste nel modo corretto di esprimere l’affettività (…)”. Ci sono “forme di amicizia solide, sane, caste e decisamente auspicabili. Amicizie di questo tipo rappresentano la forma di sostegno migliore” per le persone con A.S.S. in quanto “trasmettono affetto e un senso di autostima”. Inoltre le persone vanno introdotte nella comunità cristiana più ampia che “la sostenga” e possano capire che sono “parte integrante della Chiesa”. Per i genitori e familiari delle persone con A.S.S. è sorta l’associazione EnCourage, che li aiuta a comprendere meglio e a mantenere con loro un rapporto sano con il familiare. Ci sono poi situazioni ancora più specifiche: il libro raccoglie alcuni consigli di padre Harvey per chi scopre tendenze omosessuali mentre è fidanzato o sposato o sente la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale. Infine un paragrafo in cui si ribadisce la contrarietà della Chiesa ai “presunti ‘diritti gay
http://it.aleteia.org/2016/11/09/omosessuali-persone-chiesa-courage-harvey/

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È vero che San Pietro era sposato?
Pat Cavit
Toscana Oggi
7 novembre 2016   
È vero che San Pietro era sposato? ] [ Ho scoperto che tra i miracoli compiuti da Gesù c’è anche la guarigione della suocera di San Pietro. Questo significa che aveva una moglie? Mi chiedo se in questo caso ha dovuto lasciarla al momento della chiamata di Gesù. Oppure era vedovo? Scusate per questa domanda ma è una cosa che mi ha incuriosito.

Lettera firmata

Risponde suor Giovanna Cheli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica dell’Italia centrale.

Sì Pietro era sposato: Gesù guarì sua suocera febbricitante, un sabato, appena uscito dalla sinagoga e lei, una volta guarita, si mise subito a servirli (Mc 1,29-31). È l’unica volta che i Vangeli parlano della famiglia di Pietro. Sappiamo che agli evangelisti non interessavano dettagli biografici né di Gesù, né dei suoi discepoli, ma ogni fatto scelto tra quelli che si tramandavano sul Signore, doveva servire a raccontare l’evento storico della sua Incarnazione, culminato nella sua morte e resurrezione.

La domanda del lettore quindi, riguarda un particolare a cui i Vangeli non sono direttamente interessati. Tuttavia qualcosa di interessante si può trovare sulla questione proposta, soprattutto se teniamo presente due aspetti implicitamente citati dal nostro lettore: Pietro era davvero sposato e questa condizione è stata comunque il punto di partenza della sequela degli apostoli. La domanda allora è la seguente: il primo apostolo ha dovuto lasciare la moglie per seguire il Signore? Come si poteva conciliare eventualmente il matrimonio con le esigenze della sequela del Signore? La domanda è lecita, meno accettabile l’affermazione della sua vedovanza, di cui i vangeli non dicono nulla; quest’ipotesi sappiamo invece che nasce da una tradizione posteriore, preoccupata di colmare un vuoto narrativo e di rispondere ad una domanda simile a quella del lettore. Prima però di dare una risposta, credo sia interessante fare una piccola digressione dicendo che difficilmente Gesù avrebbe potuto chiamare uomini celibi alla sequela, dal momento che l’essere sposati nella tradizione giudaica corrispondeva agli insegnamenti della S. Scrittura. Geremia ad esempio, profeta celibe, fa presente di essere un’eccezione paradossale e persino «scandalosa» in mezzo al suo popolo (Ger16,2). Gesù quando chiama i primi discepoli a seguirlo, sa molto bene che sono uomini sposati come era normalità. Il matrimonio, quindi, non era certo un impedimento per la sequela del Signore. Qualcuno ha giustificato la cosa dicendo che il modello di vita familiare del tempo era molto meno sedentario di quello che ci possiamo immaginare, ma credo che la sequela non comportasse solo lo spostamento logistico del movimento missionario, ma un cambiamento radicale di prospettiva.

Andare dietro a Gesù, toccava gli aspetti più intimi delle persone chiamate, dando nuovo orientamento a tutta la loro vita relazionale; esse sperimentavano una nuova appartenenza alla grande famiglia di Gesù, che si era riunita a causa della buona notizia. Quindi la domanda su come si conciliasse matrimonio e sequela è centrata. Per avvicinarsi alla questione si può partire da un’affermazione molto interessante di Paolo. Mettendo la sua vita apostolica a confronto con quella di altri apostoli dice: «Non abbiamo il diritto di portare con noi una sposa credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?» (1Cor 9,5). La domanda è retorica e si riferisce al fatto che Paolo ha rinunciato a questo diritto come a quello di essere mantenuto dai destinatari del suo annuncio. Con questa domanda di Paolo, veniamo a conoscenza del fatto che gli altri apostoli e il gruppo nazaretano, giudeo-cristiano, cosiddetto dei «fratelli del Signore», non solo erano sposati, ma portavano le loro consorti in missione, a differenza di Paolo e Barnaba. I Vangeli danno qualche altro indizio importante sui rapporti degli apostoli con le loro famiglie.

Sono riferimenti che a volte paiono andare uno nel senso contrario dell’altro, dicendoci chiaramente che vivere le relazioni familiari dentro la sequela portava talvolta al conflitto, altre volte a maggior unione; insomma, l’argomento mostra la sua complessità. Vi sono dunque due linee da seguire. Da una parte quanto ha affermato Paolo può corrispondere alla consuetudine giudaica di far dipendere la famiglia dalle decisioni del padre- marito, per cui le donne avrebbero dovuto seguire i propri mariti ovunque. All’inizio ciò fu sicuramente semplice: fino a quando il ministero di Gesù si svolse in Galilea, egli insieme ai suoi discepoli era sicuramente ospitato nelle case dei discepoli, come ci ricorda proprio l’episodio della suocera di Pietro, che si mise a servirli. Quindi si può supporre che gli apostoli rimasero legati alle loro famiglie. La «casa» di Pietro, che gli scavi archeologici di Cafarnao hanno riportato alla luce, è memoria di questa di questa assiduità di rapporti tra Gesù, i dodici e le loro rispettive famiglie. Quando Gesù si sposta in Giudea allora questa frequentazione fu certamente impossibile.

Luca però ci ricorda che anche in Giudea ci furono alcune donne che servivano Gesù e gli apostoli «dai loro beni» (Lc 8,1-3). In questo seguito femminile è probabile fossero presenti anche alcune mogli degli apostoli, che aiutavano Gesù e gli apostoli, custodendoli nelle loro necessità. Accanto a questa linea nel vangelo ve n’è un’altra che, secondo gli studiosi, potrebbe scaturire proprio dalle prime difficoltà della sequela del Signore, sempre più esigente e radicale. Espressione di questo passaggio è la frase di Pietro, riportata da Luca: «Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito. Gesù rispose: In verità vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà» (18,28-30). Quest’affermazione di Gesù fa pensare ad un certo distacco dalla famiglia, ma certamente non si accenna a nessun tipo di divorzio tra gli apostoli e le proprie consorti, forse si tratta di lunghi periodi di assenza dalle loro case.
Vi sono espressioni anche più forti, con cui Luca ricorda le divisioni che si potevano verificare in una famiglia ebrea a causa della conversione di qualche membro alla fede cristiana: «D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera» (Lc 12,52-53). Forse proprio in questo contesto particolare maturano i detti di Gesù sulla sequela, che gli evangelisti formulano in modo iperbolico: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14,26).

Il linguaggio è assoluto, ma certamente Gesù non può aver invitato nessuno all’odio. Con questo modo di dire si vuol affermare l’esigenza radicale del vangelo: Gesù, la fede in lui, non può essere una realtà tra le altre; amarlo di più, persino più della propria vita, vuol dire amare tutto in lui. Di questo atteggiamento diviene espressione, nella tradizione cristiana, il celibato per il Regno dei cieli, ( Mt19,12;1Cor 7) un dono e un segno per tutti, ma non l’unica condizione di vita per seguire il Signore che volle avviare il proprio ministero terreno con dodici uomini, quasi sicuramente, tutti sposati. La condizione migliore di sequela, poi, i Vangeli e gli Atti degli apostoli, dicono sia quella del «martire», del testimone disposto a dare la vita per i fratelli, in forza dell’amore del Signore. Né l’esser sposato impedisce la sequela, né l’essere celibe la garantisce, solo l’essere «martire», cruento o incruento, testimone del vangelo con tutta la vita la rende autenticamente possibile.

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But when He, the Spirit of truth, comes, He will guide you into all the truth. He will not speak on His own; He will speak only what He hears, and He will tell you what is yet to come.
(John 16:13) HOLY SPIRIT CALLING

Johnny Li of Nexus ministry shares today the story of his “calling” by God’s Holy Spirit: “Your son asked me to come and visit you!” As I spoke these words to the elderly man in front of me, I could see the utter surprise and even confusion in his eyes. Suddenly the man grabbed me and quickly jerked me inside the small room.

My mind began to retrace my steps and all the events that had led to this: first meeting young Brother Wang in Hong Kong after his daring escape from China; then the challenging request from my pastor to take Bibles to the family of Brother Wang in China; then the daring and dangerous expedition that led me here.

Mrs. Wang quickly excused herself and I spent the next hour bringing greetings and love from Brother Wang as well as all the other believers from our small church in Hong Kong. Curious about the sudden disappearance of Mrs. Wang I enquired where she went. “She is in the room next door praying for our safety,” Brother Wang’s father replied.

After memorable fellowship, the final words of Brother Wang Sr. pierced my heart. “You must come again,” he pleaded.

I smiled politely but in my heart I knew I would not likely return. The trip was much too risky and dangerous for my liking. Being Chinese I knew that my destiny would be prison if I were caught.

“You must come again and bring more Bibles,” old Brother Wang pleaded as if he could read my troubled mind. I gave the only correct answer I could think of. “I will pray about it.”

In a daze I walked to the train station and boarded the first train home to safety. My heart was torn because this was the country responsible for arresting my mother and causing me to grow up as an orphan. I decided I would not return!

Then I heard the unmistakable voice of the Holy Spirit, “Do you need a calling, Johnny?”

“Lord what do you mean,” I asked? “You have seen the need. You have heard my voice. Why do you need a ‘calling’ to respond?” I knew I had no choice. The Lord had spoken. I knew this was the way for me.

This was thirty years ago and Johnny Li has been an immense blessing in assisting the fast-growing Church in China. He’s been responsible for producing the first Chinese Children’s Bible in modern Chinese and has delivered thousands of Bibles and other Christian literature into China. Today he trains Chinese missionaries committed to taking the Gospel to the Muslim world.

RESPONSE:

Today I will listen to the Spirit’s voice before making decisions and plans.

PRAYER:

Lord, help me to listen to Your Spirit’s direction in my life since He will direct my steps
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Putin da Monaco a Valdaj
by sitoaurora

Jacques Sapir, Russeurope, 13 novembre 2016

Il lungo discorso di Putin alla conferenza del Forum Valdai a Krasnaja Poljana, a fine ottobre, riecheggia la famosa dichiarazione alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007. All'epoca si volle vedere in quelle affermazioni non si sa quali echi da guerra fredda. In realtà, il discorso di Putin era concentrato sui principi comuni che le grandi potenze devono rispettare se vogliono cooperare. Ora il Presidente della Russia ha sempre, e in modo molto consistente, difeso la stessa posizione. Ne ha dato ulteriore prova nell'ultimo Forum di Valdaj [1].daa3d39305db41a38b96c65853cf5f8cIl contenuto del discorso di Monaco nel 2007
Il discorso del Presidente Vladimir Putin a Monaco di Baviera di febbraio 2007 fu un momento importante nelle relazioni internazionali. Va ancora analizzato con precisione [2], perché Putin è il leader politico che ha sicuramente impartito le lezioni più consistenti si ciò che accadde tra il 1991 e il 2005, vale a dire l'aborto del "secolo americano", annunciato dopo il crollo dell'Unione Sovietica [3]. Si deduce l'importanza dei principi per l'organizzazione delle relazioni, secondo l'uguaglianza tra le nazioni. E' un ritorno alle basi della politica di "Westfalia" che dominò le relazioni internazionali dal XVIII secolo. Questo ritorno si basava sull'osservazione della radicale differenza di valori esistenti in ogni Paese. Senza una base morale ed etica che rimuova la politica dalle relazioni internazionali, esse saranno gestite solo dal principio fondamentale del diritto internazionale, ossia la regola dell'unanimità e del rispetto della sovranità nazionale. Oppure, e questo è ciò che osserva e deplora il presidente russo, gli Stati Uniti tendono a trasformare il loro diritto in quello internazionale alternativo. S'è visto tale processo con le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro le istituzioni finanziarie (in particolare la Société Générale), semplicemente colpevoli di usare il dollaro in operazioni contrarie alle decisioni del governo di Stati Uniti d'America. Va ricordato che si trattava dell'embargo contro Iran e Cuba, e che tali istituzioni finanziarie non erano né statunitensi né coinvolgevano nelle operazioni filiali di quelle statunitensi. Ma oggi, anche in assenza di conseguenze dannose per una società statunitense, la FCPA s'è vista espandere in modo significativo l'applicazione a qualsiasi società ed individuo nel mondo, per via di un tenuo legame col territorio degli Stati Uniti, come una e-mail o una telefonata [4]. Con le sanzioni, gli Stati Uniti ampliano il proprio diritto nazionale a diritto internazionale. È quindi necessario leggere attentamente questo testo, che da una definizione precisa della visione russa delle relazioni internazionali. Due punti importanti emergono nel riconoscimento del fallimento del mondo unipolare e nella condanna del tentativo di sottoporre il diritto internazionale a quello anglo-statunitense: "Credo che il modello unipolare non solo sia inaccettabile per il mondo contemporaneo, ma anche del tutto impossibile. Non solo perché con un unico leader, il mondo contemporaneo (voglio sottolineare: contemporaneo) sarà privo di risorse militari-politiche ed economiche. Ma, e questo è ancora più importante, tale modello è inefficiente perché in alcun caso può essere base morale ed etica della civiltà moderna [5]". Questo passaggio dimostra che la posizione russa articola due elementi distinti ma collegati. Il primo è il dubbio sulla capacità di un Paese (gli Stati Uniti, chiaramente menzionati) a raccogliere i mezzi per esercitare efficacemente la propria egemonia. È un argomento realistico. Anche la nazione più potente e più ricca da sola non può garantire la stabilità del mondo. Il piano degli Stati Uniti ne supera le forze. Ma c'è un secondo argomento, non meno importante e che si trova nello Stato di diritto. Non c'è un diritto su cui basare l'unipolarità. Nel libro del 2002, Evgenij Primakov non disse altro [6]. Questo non significa che i vari Paesi non possano identificare interessi comuni, o addirittura valori comuni. Il discorso di Putin non è "relativistico", rileva semplicemente che questi valori (la "base morale ed etica") non possono essere la base dell'unipolarità perché l'esercizio del potere, politico o economico, può definirsi in termini di valore, ma anche d'interesse. Il secondo punto segue il discorso e si esprime nel seguente paragrafo: "Assistiamo al disprezzo sempre più grave dei principi fondamentali del diritto internazionale. Inoltre, certi standard e, in effetti, quasi tutto il sistema di diritto di un solo Stato, naturalmente gli Stati Uniti, traboccano dai confini nazionali in tutti i campi dell'economia, politica e umanitario, imponendosi sugli altri Stati [7]". Senza una base morale ed etica per rimuovere la politica dalle relazioni internazionali, vale a dire la contrapposizione amico/nemico, esse possono essere gestite solo dal principio fondamentale del diritto internazionale, ossia dal consenso unanime e dal rispetto della sovranità nazionale [8].
Nel discorso al Forum Valdai 2016, Putin ha ribadito le osservazioni su diritto e prassi degli Stati Uniti. Ma allarga la prospettiva e lo situa apertamente nel quadro strategico, "Se le potenze di oggi trovano un principio o standard a loro favorevole, costringono tutti a rispettarlo. Domani, se quelle stesse norme le ostacolano, saranno pronte a gettarle nella spazzatura, a dichiararle obsolete, e a decidere o a tentare d'imporre nuove regole. Così abbiamo visto la decisione di lanciare attacchi aerei nel centro dell'Europa, contro Belgrado, e poi contro l'Iraq e la Libia. Le operazioni in Afghanistan iniziarono senza la corrispondente decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Con il desiderio di cambiare l'equilibrio strategico in loro favore, questi Paesi hanno spezzato il quadro giuridico internazionale che vieta la diffusione di nuovi sistemi di difesa missilistica" [9]. Passa quindi al problema generale che viene ben identificato (la manipolazione delle norme) richiamandosi a situazioni specifiche. Questo gli permette di tracciare le lamentele della Russia nei confronti dei partner occidentali. Se il contenuto politico è lo stesso, il tono è decisamente cambiato tra il 2007 e il 2016. In realtà, Putin è un sostenitore della globalizzazione, ma realista, sapendo del bisogno di regole stabili, se ci si vuole sviluppare. Dice in un passaggio che, in realtà, anticipava la prima citazione: "Ma alcuni Paesi si considerano vincitori della guerra fredda, non si vedono semplicemente così, ma dicono apertamente di accontentarsi di trasformare l'ordine politico ed economico globale secondo i propri interessi. Nella loro euforia, hanno fondamentalmente abbandonato l'idea del dialogo e della sostanziale parità con gli altri attori della vita internazionale, hanno scelto non di migliorare o creare istituzioni universali, ma cercato invece di diffondere nel mondo le proprie organizzazioni, norme e regole. Hanno scelto la strada della globalizzazione e della sicurezza per i propri interessi, per alcuni ma non per tutti. Ma tale posizione non era accettabile per tutti" [10]. Infatti, Putin implica che, intossicati dal successo o dall'apparenza del successo, alcuni Paesi (e qui essenzialmente gli Stati Uniti) abbandonano il principio della parità, essenziale i principi del diritto internazionale. Questa è l'idea della globalizzazione come progetto politico di certuni, opponendosi alla globalizzazione vantaggiosa per tutti. Se possiamo condividere la considerazione, e si è scritto che la globalizzazione è un progetto politico degli Stati Uniti [11], tuttavia si può avere riserve sulla progettazione di una globalizzazione "vantaggiosa per tutti". In altre parole, se possiamo condividere la valutazione di Putin sugli sviluppi nel contesto globale, si può anche mettere in dubbio la realtà di tale "globalizzazione per tutti", che oppone alla situazione attuale. Infatti, se i Paesi estranei agli Stati Uniti hanno beneficiato della globalizzazione, è stato perché non rispettano le regole decise dagli Stati Uniti. Il fatto che i Paesi asiatici dalla maggiore crescita abbiano sistematicamente violato le regole della globalizzazione, decise e codificate da Banca Mondiale e FMI, viene sottolineata da Dani Rodrik [12]. In realtà, un'altra via stava emergendo, ma nel 1944, alla fine della guerra [13], fu cassata dal rifiuto degli Stati Uniti di ratificare il trattato dell'Avana. La Conferenza dell'Avana, tenutasi dal 21 novembre 1947 al 24 marzo 1948 [14], consentì la stesura di un testo che decise regole comuni per tutti i Paesi, secondo la logica della crescita e della lotta alla sottoccupazione. Così la presenza di misure protezionistiche veniva accettata e addirittura consolidata nel testo, promuovendo lo sviluppo delle industrie emergenti [15]. La Carta dell'Avana obbligava i membri a non avere posizioni predatorie autorizzando misure di salvaguardia negli altri Paesi e definendo un processo che portasse a standard di lavoro equi. La regole sul commercio, furono chiaramente determinate dagli obiettivi sociali ed economici interni. L'articolo 13 riconosce il diritto degli Stati membri di utilizzare le sovvenzioni pubbliche nei settori industriali ed agricoli, nonché misure protezionistiche. Di deve tornare a questo episodio, oggi in parte dimenticato, per capire che ci possono essere regole diverse da quelle della concorrenza, deus ex machina del commercio mondiale. Difendere questi principi implica difendere la sovranità degli Stati tanto contro la volontà di predominio di uno di essi, quanto contro quella delle grandi imprese private multinazionali.

Vladimir Putin e la sovranità
Sulla difesa della sovranità delle nazioni, Vladimir Putin vi arriva evocando il ruolo insormontabile delle Nazioni Unite. Dice a questo proposito: "Oggi, le Nazioni Unite continuano a rimanere un'organizzazione unica in termini di rappresentatività e universalità, un luogo unico per un dialogo equo. Le sue regole universali sono necessarie per integrare il maggior numero possibile di Paesi nello sviluppo economico e umanitario, garantendone la responsabilità politica e lavorando a coordinarne le azioni, preservandone sovranità e modelli di sviluppo. Non vi è dubbio che la sovranità sia il concetto centrale di tutto il sistema delle relazioni internazionali. Il suo rispetto e consolidamento contribuiranno a garantire pace e stabilità a livello nazionale e internazionale" [16]. Il riconoscimento del principio di sovranità è infatti un prerequisito per la creazione di un ordine internazionale equilibrato. Aveva anche ribadito, più avanti: "Spero davvero che sarà così, che il mondo diventi davvero più multipolare e che le opinioni di tutte le parti interessate della comunità internazionale siano considerate. Se un Paese è grande o piccolo, dovrebbe universalmente accettare le regole comuni che garantiscono sovranità e interessi del popolo" [17]. Ma questo principio di sovranità entra in contraddizione con la visione dominante della globalizzazione che sembra implicare regole emesse da organismi sovranazionali. L'esistenza di tali norme è infatti in contrasto con il principio di sovranità, che può certamente essere delegato ma che non può mai essere venduto. Pertanto, riferendoci al bilancio piuttosto cupo che Putin traccia della globalizzazione, riteniamo che la consideri avviata su una via sbagliata tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, ma aveva anche detto nel suo discorso: "le tensioni causate dai cambiamenti nella distribuzione dell'influenza economica e politica continuano a crescere. La diffidenza reciproca crea un fardello che riduce la nostra capacità di trovare risposte efficaci alle reali minacce e sfide che il mondo deve affrontare oggi. In sostanza, tutto il piano della globalizzazione è in crisi, e in Europa, come ben sappiamo, sentiamo voci che dicono ora come il multiculturalismo sia fallito. Penso che questa situazione sia per molti versi il risultato di scelte sbagliate, affrettate e, in una certa misura, di élite troppo sicure in certi Paesi, da un quarto di secolo. All'epoca, tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, c'era la possibilità non solo di accelerare il processo della globalizzazione, ma anche di darle una diversa qualità e renderla più armoniosa e sostenibile" [18]. Anche in questo caso, possiamo certamente condividere gran parte dell'asserzione. Ma questa osservazione viene presa senza alcuna analisi della situazione internazionale, in particolare del contesto ideologico. Per dirla in altre parole, manca al discorso di Vladimir Putin una critica dell'ideologia neoliberale in quanto dominata dalle sfere intellettuali ed economiche del mondo occidentale, nel periodo che descrive. Ora Vladimir Putin è pronto o può rompere con l'ideologia neoliberista? Non che sia un dogmatico. Al contrario, Putin ha dato provato molte volte di essere prima di tutto un pragmatico. Non un uomo senza principi, ma un uomo che non lascia che l'ideologia, una rappresentazione della realtà, scarti le necessità pragmatiche della sua posizione. Ma tale pragmatismo l'ha portato a trattare con i sostenitori del neoliberismo, che cercano di aprire l'economia russa ai flussi di capitale. C'è un limite nel riflesso innegabile in Putin che gli impedisce di completare la sua giusta critica della globalizzazione e dell'ideologia delle élite al potere nei Paesi occidentali.

Putin e la crisi delle democrazie occidentali
Poiché, e questo è senza dubbio la vera novità del discorso al Forum Valdai 2016, Vladimir Putin critica una regola fondamentale della politica dei Paesi occidentali, una critica che ad oggi, dopo l'elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti, era preveggente. Cosa dice? Iniziava effettivamente facendo un bilancio sul funzionamento, o più precisamente, sulla disfunzione politica nei Paesi occidentali, "Sì, formalmente i Paesi moderni hanno tutti gli attributi della democrazia: elezioni, libertà di espressione, accesso alle informazioni, libertà di espressione. Ma anche nelle democrazie più avanzate la maggioranza dei cittadini non ha una reale influenza sul processo politico e alcuna influenza diretta ed effettiva sul potere. La gente sente un divario sempre crescente tra gli interessi propri e la visione che l'élite hanno sull'unica strada che ritengono corretta, la traiettoria che l'élite sceglie. Ne consegue che referendum ed elezioni sorprendono sempre più le autorità. Le persone non votano affatto come i media ufficiali e rispettabili consigliano, né come consigliano i grandi partiti. I movimenti pubblici, da tempo considerati troppo di sinistra o di destra, s'impongono al centro della scena mettendo da parte i pesi massimi. In un primo momento questi risultati problematici furono dichiarati subito anomalie o colpi di fortuna. Ma quando sono diventati più frequenti, s'iniziò a dire che la società non comprendeva più i vertice del potere, che non era matura abbastanza per poter valutare il lavoro delle autorità per il bene pubblico. Oppure costoro divenivano isterici parlando di conseguenze della propaganda straniera, di solito russa" [19]. Le descrizioni dei processi politici nei Paesi europei, con la molteplice negazione della democrazia che s'è vista (come nel caso del risultato del referendum sul Trattato costituzionale europeo del 2015) sono impeccabili. Inoltre, l'analisi dei meccanismi dell'autismo delle élite e delle loro frange mediatiche, questo nuovo tradimento dei chierici, è particolarmente vera [20] E' questo recinto autistico ha impedito alle élite di vedere la Brexit nel Regno Unito o l'elezione di Donald Trump, e dopo il risultato del voto democratico, ha condotto parte di tali élite a cercare di mettere in discussione questi risultati. Oggi siamo in presenza di un nuovo cortocircuito, come scrisse nel 2005 Frédéric Lordon [21]. In quel libro denunciò più volte la chiusura autistica dal 2012, e quindi non sorprende vedere uno dei grandi leader mondiali arrivare alla stessa conclusione. Ma la cosa più interessante è l'analisi che Putin fa delle cause di questa situazione. Questa analisi non è nuova, ma è probabilmente la prima volta che viene espressa da un funzionario del rango di Vladimir Putin. Continua quindi: "Sembra che le élite non vedano l'ampliamento della stratificazione sociale e dell'erosione della classe media, mentre attua ideologie che ritengo distruttive per l'identità culturale e nazionale. E in alcuni casi, in certi Paesi, sovvertono gli interessi nazionali e rinunciano alla sovranità in cambio del favore del sovrano. Ciò pone la questione: chi è in realtà emarginato dalla società? La classe in ascesa dell'oligarchia sovranazionale e la burocrazia, che spesso non viene eletta né controllata dalla società, o la maggioranza dei cittadini, che vogliono cose semplici, stabilità, libero sviluppo del proprio Paese, prospettive di vita per sé e i propri figli, conservazione dell'identità culturale e, infine, sicurezza per sé e i propri cari" [22]. Qui il legame tra erosione della classe media (certamente il concetto di "classe media" è un concetto "morbido"), e più in generale delle classi popolari superiori, oggi vittime dell'instabilità economica e dell'insicurezza sia materiale che economico-culturale, e la volontà delle élite di monetizzare la loro posizione di potere con il "sovrano" internazionale. Questo descrive l'opposizione tra ciò che può essere considerata "élite globalizzata" (essenzialmente della finanza e dei media) e la "sovranità", descrivendo l'opposizione della plebe ai ceti semiborghesi, di cui già parlai in un libro del 2006 [23]. Scrissi all'epoca, parlando della vittoria del 'no' nel referendum del 2005: "Il 'no' ha superato il 60% nel Nord industriale, nelle regioni industriali della Loira e del Centro e, infine, nelle regioni industriali indebolite del sud. Se aggiungiamo a queste regioni quelle dove il "no" ha superato il 55%, si traccia la mappa del lavoro della Francia. Al contrario, gli strati sociali connessi ai servizi globalizzati, comunicazione e finanza, hanno votato "sì". I risultati dei sobborghi centro-occidentali parigini e di Parigi sono chiari a questo proposito. Osiamo quindi avanzare una formula: la vittoria del 'no' è quella della plebe contro i bobos (bohemien borghesi)" [24]. E' questa borghesia, che si dice bohème (da qui la categoria dei "bobos") non ha che valori oscillanti che, per via delle proprie ideologia e politica, si rivelano profondamente distruttivi. Il tecnocrate finanziario abbraccia sotto i riflettori dei media il sessantottino riciclato. Tra questi sostenitori del "sì" vi erano Pascal Lamy, direttore dell'OMC, dopo essere stato nella Commissione europea un sostenitore della globalizzazione, e Daniel Cohn-Bendit; una differenza che può essere dovuta a un capello (o sua assenza...)
Si constata che il discorso di Vladimir Putin dà un quadro importante e interessante del mondo visto dal Presidente della Russia. Naturalmente, questo testo è importante anche da ciò che non vi troviamo, un'articolata critica del neoliberismo e altro. Ma questo discorso è certamente un'analisi articolata dei mali nei Paesi occidentali e della gran parte del mondo. Questo discorso non è ottimista, ma Putin chiaramente approva la massima che Luigi XIV propose al Gran Delfino: "Attenzione alla speranza: la speranza è una cattiva guida". Questo discorso coerente, e soprattutto la sua coerenza temporale, sono importanti. Ecco perché non possiamo che invitare tutti coloro che vogliono comprendere il mondo di oggi per trasformarlo, a leggerlo e capirlo.w1dnkpaitvw0zoifamwoap4hzg98mi6nNote
[1] Sputnik e Valdaj Club
[2] Vedasi la dichiarazione del presidente russo alla conferenza sulla sicurezza tenutasi a Monaco di Baviera il 10 febbraio 2007, il testo è stato tradotto su La Lettre Sentinel n° 43, marzo 2007.
[3] Sapir J., Il nuovo XXI secolo, Parigi, Le Seuil, 2009.
[4] Smith CF, e Brittany D. Parling, "L'imperialismo americano: l'esperienza di un praticante con l'applicazione extraterritoriale della FCPA", University of Chicago Lefale Forum 237, p. 239 (2012); 15 USC && 78dd-1, 78dd-3.
[5] Vedasi La Lettre Sentinel, n° 43-44, gennaio-febbraio 2007, p. 25.
[6] E. Primakov, Mir Posle 11 Sentjabrja, op. cit., p. 138-151.
[7] La Lettre Sentinel, n° 43-44, gennaio-febbraio 2007, p. 25.
[8] Sapir J., Il nuovo XXI secolo, Parigi, Le Seuil, 2009.
[9] Traduzione dalla trascrizione inglese: "If the powers that be today find some standard or norm to their advantage, they force everyone else to comply. But if tomorrow these same standards get in their way, they are swift to throw them in the bin, declare them obsolete, and set or try to set new rules. Thus, we saw the decisions to launch airstrikes in the centre of Europe, against Belgrade, and then came Iraq, and then Libya. The operations in Afghanistan also started without the corresponding decision from the United Nations Security Council. In their desire to shift the strategic balance in their favour these countries broke apart the international legal framework that prohibited deployment of new missile defence systema".
[10] "But some countries that saw themselves as victors in the Cold War, not just saw themselves this way but said it openly, took the course of simply reshaping the global political and economic order to fit their own interests. In their euphoria, they essentially abandoned substantive and equal dialogue with other actors in international life, chose not to improve or create universal institutions, and attempted instead to bring the entire world under the spread of their own organisations, norms and rules. They chose the road of globalisation and security for their own beloved selves, for the select few, and not for all. But far from everyone was ready to agree with this."
[11] Sapir J., De-globalizzazione, Parigi, Le Seuil, 2011.
[12] D. Rodrik, "Cosa produce il successo economico?", in R. French-Davis, La crescita economica con equità: Sfide per l'America Latina, Londra, Palgrave Macmillan, 2007. Vedi anche deòlo stesso autore, "Dopo il neoliberalismo, cosa?", Project Syndicate, 2002.
[13] H.-J. Chang, Cattivi samaritani: Il Mito del libero scambio e la Storia segreta del capitalismo, New York, Random House, 2007.
[14] Graz J. C., L'origine del WTO: la Carta dell'Avana 1941-1950, Droz, Ginevra, 1999, p 367
[15] Avana
[16] "Today it is the United Nations that continues to remain an agency that is unparalleled in representativeness and universality, a unique venue for equitable dialogue. Its universal rules are necessary for including as many countries as possible in economic and humanitarian integration, guaranteeing their political responsibility and working to coordinate their actions while also preserving their sovereignty and development models. We have no doubt that sovereignty is the central notion of the entire system of international relations. Respect for it and its consolidation will help underwrite peace and stability both at the national and international levels".
[17] "I certainly hope that this will be the case, that the world really will become more multipolar, and that the views of all actors in the international community will be taken into account. No matter whether a country is big or small, there should be universally accepted common rules that guarantee sovereignty and peoples’ interests".
[18] "The tensions engendered by shifts in distribution of economic and political influence continue to grow. Mutual distrust creates a burden that narrows our possibilities for finding effective responses to the real threats and challenges facing the world today. Essentially, the entire globalisation project is in crisis today and in Europe, as we know well, we hear voices now saying that multiculturalism has failed. I think this situation is in many respects the result of mistaken, hasty and to some extent over-confident choices made by some countries’ elites a quarter-of-a-century ago. Back then, in the late 1980s-early 1990s, there was a chance not just to accelerate the globalisation process but also to give it a different quality and make it more harmonious and sustainable in nature".
[19] "Yes, formally speaking, modern countries have all the attributes of democracy: Elections, freedom of speech, access to information, freedom of expression. But even in the most advanced democracies the majority of citizens have no real influence on the political process and no direct and real influence on power. People sense an ever-growing gap between their interests and the elite’s vision of the only correct course, a course the elite itself chooses. The result is that referendums and elections increasingly often create surprises for the authorities. People do not at all vote as the official and respectable media outlets advised them to, nor as the mainstream parties advised them to. Public movements that only recently were too far left or too far right are taking centre stage and pushing the political heavyweights aside. At first, these inconvenient results were hastily declared anomaly or chance. But when they became more frequent, people started saying that society does not understand those at the summit of power and has not yet matured sufficiently to be able to assess the authorities’ labour for the public good. Or they sink into hysteria and declare it the result of foreign, usually Russian, propaganda".
[20] Benda J., Il tradimento dei chierici, rist., Paris, Grasset, coll. "Les Cahiers rouges", 1990.
[21] F. Lordon, "La processione dei fulminanti" e “Un “cri de douleur” de Serge July, par le Collectif Les mots sont importants”, 1° giugno 2005  (accessibile dal sito Acrimed).
[22] "It seems as if the elites do not see the deepening stratification in society and the erosion of the middle class, while at the same time, they implant ideological ideas that, in my opinion, are destructive to cultural and national identity. And in certain cases, in some countries they subvert national interests and renounce sovereignty in exchange for the favour of the suzerain. This begs the question: who is actually the fringe? The expanding class of the supranational oligarchy and bureaucracy, which is in fact often not elected and not controlled by society, or the majority of citizens, who want simple and plain things – stability, free development of their countries, prospects for their lives and the lives of their children, preserving their cultural identity, and, finally, basic security for themselves and their loved ones."
[23] Sapir J., La fine dell'euroliberalismo, Paris, Seuil, 2006.
[24] Sapir J., La fine dell'euroliberalismo, op.cit.3a5782d277d9a8532af1955c32d8cf82Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora
sitoaurora | novembre 14, 2016 alle 17:22 | Etichette: accordi commerciali, anti-egemonia, anti-egemonismo, antiatlantismo, antimperialismo, atlantismo, Blocco americanista occidentalista, Blocco BAO, capitalismo, Cina e Russia, commercio internazionale, Comunità degli Stati Indipendenti, crisi economica, CSI, dollaro, economia internazionale, economia mondiale, egemonia, egemonismo, equilibrio mondiale, equilibrio strategico, estero vicino, eurasia, eurocrazia, Europa, Europa Orientale, Evgenij Maksimovich Primakov, Federazione Russa, finanza, finanza mondiale, geo-influenza, geo-storia, Geoeconomia, geofilosofia, geografia, geoinfluenza, Geopolitica, Geostoria, Geostrategia, globalismo, globalizzazione, guerra asimmetrica, guerra d'influenza, guerra d'informazione, Guerra Fredda, Il Perno geografico della storia, Imperialismo, Impero Russo, intelligence, Isitituzioni finanziarie internazionali, istituti finanziari internazionali, istituzioni finanziarie internazionali, liberismo, mass media, mercato, mercato mondiale, mondialismo, mondializzazione, Mondo Multipolare, Mosca, NATO, neocon, neoconservatori, neoimperialismo, neonazismo, Nuovo ordine mondiale, Oligarchia, oligarchie, oligarchismo, Perno geopolitico, Politica della difesa, politica della sicurezza, politica economica, politica internazionale, politica regionale, Putin, relazioni economiche, relazioni estere, relazioni internazionali, resistenza, Russia, sfera d'influenza, sinistra europea, sistema bancario, sistema finanziario, sistema internazionale, sistema monetario, sovranismo, sovranità, spazio ex-sovietico, Stati Uniti, strategia, Unione Europea, USA, Vjacheslav Surkov, Vladimir Putin, Washington, Washington Consensus, Washington DC | Categorie: Eurasia, Geopolitica, Imperialismo | URL: http://wp.me/p1qi5U-6N8   

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Header. Nodi irrisolti di "Amoris laetitia" - Un appello
Quattro cardinali hanno inviato, il 19 settembre, a papa Francesco e al cardinale Gerhard Müller, prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, una serie di questioni, nella forma canonica dei "dubia", relative all'Esortazione Apostlica Amoris Laetitia.
Riportiamo il testo integrale, firmato dai cardinali Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, Raymond Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, Walter Brandmüller, presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche
L'appello non ha ancora ricevuto risposta.
Fare chiarezza.
Nodi irrisolti di "Amoris laetitia" - Un appello *
1. Una premessa necessaria
L’invio della lettera al Santo Padre Francesco da parte di quattro cardinali nasce da una profonda preoccupazione pastorale.
Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di "Amoris laetitia".
La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione.

Il nostro è dunque un atto di giustizia e di carità. Di giustizia: colla nostra iniziativa professiamo che il ministero petrino è il ministero dell’unità, e che a Pietro, al Papa, compete il servizio di confermare nella fede.

Di carità: vogliamo aiutare il Papa a prevenire nella Chiesa divisioni e contrapposizioni, chiedendogli di dissipare ogni ambiguità.

Abbiamo anche compiuto un preciso dovere. Secondo il Codice di diritto canonico (cann. 349) è affidato ai cardinali, anche singolarmente presi, il compito di aiutare il Papa nella cura della Chiesa universale.

Il Santo Padre ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa.

E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione.

Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema “progressisti-conservatori”: sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica.

Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli.

Card. Walter Brandmüller

Card. Raymond L. Burke

Card. Carlo Caffarra

Card. Joachim Meisner

*

2. La lettera dei quattro cardinali al papa

Al Santo Padre Francesco

e per conoscenza a Sua Eminenza il Cardinale Gerhard L. Müller

Beatissimo Padre,

a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica "Amoris laetitia" sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.

Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.

Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai "Dubia" che ci permettiamo allegare alla presente.

Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera.

Card. Walter Brandmüller

Card. Raymond L. Burke

Card. Carlo Caffarra

Card. Joachim Meisner

Roma, 19 settembre 2016

*

3. I "Dubia"

1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in "Amoris laetitia" nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive "more uxorio" con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da "Familiaris consortio" n. 84 e poi ribadite da "Reconciliatio et paenitentia" n. 34 e da "Sacramentum caritatis" n. 29. L’espressione "in certi casi" della nota 351 (n. 305) dell’esortazione "Amoris laetitia" può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere "more uxorio"?

2. Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale "Amoris laetitia" (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3. Dopo "Amoris laetitia" n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4. Dopo le affermazioni di "Amoris laetitia" n. 302 sulle "circostanze attenuanti la responsabilità morale", si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: "le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta"?

5. Dopo "Amoris laetitia" n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

*

4. Nota esplicativa a cura dei quattro cardinali

IL CONTESTO

I "dubia" (dal latino: "dubbi") sono questioni formali poste al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede chiedendo chiarificazioni circa particolari temi concernenti la dottrina o la pratica.

Ciò che è particolare a riguardo di queste richieste è che esse sono formulate in modo da richiedere come risposta "sì" o "no", senza argomentazione teologica. Non è nostra invenzione questa modalità di rivolgersi alla Sede Apostolica; è una prassi secolare.

Veniamo alla concreta posta in gioco.

Dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica postsinodale "Amoris laetitia" sull’amore nella famiglia, si è sollevato un ampio dibattito, in particolare attorno al capitolo ottavo. Nello specifico, i paragrafi 300-305 sono stati oggetto di divergenti interpretazioni.

Per molti – vescovi, parroci, fedeli – questi paragrafi alludono o anche esplicitamente insegnano un cambio nella disciplina della Chiesa rispetto ai divorziati che vivono in una nuova unione, mentre altri, ammettendo la mancanza di chiarezza o anche l’ambiguità dei passaggi in questione, nondimeno argomentano che queste stesse pagine possono essere lette in continuità col precedente magistero e non contengono una modifica nella pratica e nell’insegnamento della Chiesa.

Animati da una preoccupazione pastorale per i fedeli, quattro cardinali hanno inviato una lettera al Santo Padre sotto forma di "dubia", sperando di ricevere chiarezza, dato che il dubbio e l’incertezza sono sempre altamente detrimenti alla cura pastorale.

Il fatto che gli interpreti giungano a differenti conclusioni è dovuto anche a divergenti vie di comprendere la vita cristiana. In questo senso, ciò che è in gioco in "Amoris laetitia" non è solo la questione se i divorziati che sono entrati in una nuova unione – sotto certe circostanze – possano o meno essere riammessi ai sacramenti.

Piuttosto, l’interpretazione del documento implica anche differenti, contrastanti approcci allo stile di vita cristiano.

Così, mentre la prima questione dei "dubia" concerne un tema pratico riguardante i divorziati risposati civilmente, le altre quattro questioni riguardano temi fondamentali della vita cristiana.

LE DOMANDE

Dubbio numero 1:

Si chiede se, a seguito di quanto affermato in "Amoris laetitia" nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive "more uxorio" con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da "Familiaris consortio" n. 84 e poi ribadite da "Reconciliatio et paenitentia" n. 34 e da "Sacramentum caritatis" n. 29. L’espressione "in certi casi" della nota 351 (n. 305) dell’esortazione "Amoris laetitia" può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere "more uxorio"?

La prima domanda fa particolare riferimento ad "Amoris laetitia" n. 305 e alla nota 351 a piè di pagina. La nota 351, mentre parla specificatamente dei sacramenti della penitenza e della comunione, non menziona i divorziati risposati civilmente in questo contesto e neppure lo fa il testo principale.

Il n. 84 dell’esortazione apostolica "Familiaris consortio" di Papa Giovanni Paolo II contemplava già la possibilità di ammettere i divorziati risposati civilmente ai sacramenti. Esso menziona tre condizioni:

- Le persone interessate non possono separarsi senza commettere una nuova ingiustizia (per esempio, essi potrebbero essere responsabili per l’educazione dei loro figli);

- Essi prendono l’impegno di vivere secondo la verità della loro situazione, cessando di vivere insieme come se fossero marito e moglie ("more uxorio"), astenendosi dagli atti che sono propri degli sposi;

- Essi evitano di dare scandalo (cioè, essi evitano l’apparenza del peccato per evitare il rischio di guidare altri a peccare).

Le condizioni menzionate da "Familiaris consortio" n. 84 e dai successivi documenti richiamati appariranno immediatamente ragionevoli una volta che si ricorda che l’unione coniugale non è basata solo sulla mutua affezione e che gli atti sessuali non sono solo un’attività tra le altre che la coppia compie.

Le relazioni sessuali sono per l’amore coniugale. Esse sono qualcosa di così importante, così buono e così prezioso, da richiedere un particolare contesto: il contesto dell’amore coniugale. Quindi, non solo i divorziati che vivono in una nuova unione devono astenersi, ma anche chiunque non è sposato. Per la Chiesa, il sesto comandamento "non commettere adulterio" ha sempre coperto ogni esercizio della sessualità umana che non sia coniugale, cioè, ogni tipo di atto sessuale al di fuori di quello compiuto col proprio legittimo sposo.

Sembra che, se ammettesse alla comunione i fedeli che si sono separati o divorziati dal proprio legittimo coniuge e che sono entrati in una nuova unione nella quale vivono come se fossero marito e moglie, la Chiesa insegnerebbe, tramite questa pratica di ammissione, una delle seguenti affermazioni riguardo il matrimonio, la sessualità umana e la natura dei sacramenti:

- Un divorzio non dissolve il vincolo matrimoniale, e i partner della nuova unione non sono sposati. Tuttavia, le persone che non sono sposate possono, a certe condizioni, compiere legittimamente atti di intimità sessuale.

- Un divorzio dissolve il vincolo matrimoniale. Le persone che non sono sposate non possono realizzare legittimamente atti sessuali. I divorziati e risposati sono legittimamente sposi e i loro atti sessuali sono lecitamente atti coniugali.

- Un divorzio non dissolve il vincolo matrimoniale, e i partner della nuova unione non sono sposati. Le persone che non sono sposate non possono compiere atti sessuali. Perciò i divorziati risposati civilmente vivono in una situazione di peccato abituale, pubblico, oggettivo e grave. Tuttavia, ammettere persone all’Eucarestia non significa per la Chiesa approvare il loro stato di vita pubblico; il fedele può accostarsi alla mensa eucaristica anche con la coscienza di peccato grave. Per ricevere l’assoluzione nel sacramento della penitenza non è sempre necessario il proposito di cambiare la vita. I sacramenti, quindi, sono staccati dalla vita: i riti cristiani e il culto sono in una sfera differente rispetto alla vita morale cristiana.

*

Dubbio numero 2:

Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale "Amoris laetitia" (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

La seconda domanda riguarda l’esistenza dei così detti atti intrinsecamente cattivi. Il n. 79 dell’enciclica "Veritatis splendor" di Giovanni Paolo sostiene che è possibile "qualificare come moralmente cattiva secondo la sua specie […] la scelta deliberata di alcuni comportamenti o atti determinati prescindendo dall’intenzione per cui la scelta viene fatta o dalla totalità delle conseguenze prevedibili di quell’atto per tutte le persone interessate".

Così, l’enciclica insegna che ci sono atti che sono sempre cattivi, che sono vietati dalle norme morali che obbligano senza eccezione ("assoluti morali"). Questi assoluti morali sono sempre negativi, cioè, essi ci dicono che cosa non dovremmo fare. "Non uccidere". "Non commettere adulterio". Solo norme negative possono obbligare senza eccezione.

Secondo "Veritatis splendor", nel caso di atti intrinsecamente cattivi nessun discernimento delle circostanze o intenzioni è necessario. Anche se un agente segreto potesse strappare delle informazioni preziose dalla moglie del terrorista commettendo con essa un adulterio, così da salvare la patria (ciò che suona come un esempio tratto da un film di James Bond è stato già contemplato da San Tommaso d’Aquino nel "De Malo", q. 15, a. 1). Giovanni Paolo II sostiene che l’intenzione (qui "salvare la patria") non cambia la specie dell’atto ("commettere adulterio") e che è sufficiente sapere la specie dell’atto ("adulterio") per sapere che non va fatto.

*

Dubbio numero 3:

Dopo "Amoris laetitia" n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

Nel paragrafo 301 "Amoris laetitia" ricorda che "la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti". E conclude che "per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante".

Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti "ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione". La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il "peccato grave" dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.

Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla.

Lungo la stessa linea, nella sua enciclica "Ecclesia de Eucharistia", n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che "il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza". Quindi, la distinzione riferita da "Amoris laetitia" tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.

Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che "in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata". Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato.

La questione 3 dei "dubia" vorrebbe così chiarire se, anche dopo "Amoris laetitia", è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, non è certo che essi siano soggettivamente imputabili per la loro abituale trasgressione.

*

Dubbio numero 4:

Dopo le affermazioni di "Amoris laetitia" n. 302 sulle "circostanze attenuanti la responsabilità morale", si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: "le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta"?

Nel paragrafo 302 "Amoris laetitia" sottolinea che "un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta". I "dubia" fanno riferimento all’insegnamento così come espresso da Giovanni Paolo II in "Veritatis splendor", secondo cui circostanze o buone intenzioni non cambiano mai un atto intrinsecamente cattivo in un atto scusabile o anche buono.

La questione è se "Amoris laetitia" concorda nel dire che ogni atto che trasgredisce i comandamenti di Dio, come l’adulterio, il furto, lo spergiuro, non può mai, considerate le circostanze che mitigano la responsabilità personale, diventare scusabile o anche buono.

Questi atti, che la Tradizione della Chiesa ha chiamato peccati gravi e cattivi in sé, continuano a essere distruttivi e dannosi per chiunque li commetta, in qualunque stato soggettivo di responsabilità morale egli si trovi?

O possono questi atti, dipendendo dallo stato soggettivo della persona e dalle circostanze e dalle intenzioni, cessare di essere dannosi e divenire lodevoli o almeno scusabili? *
Dubbio numero 5: Dopo "Amoris laetitia" n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto? "Amoris laetitia" n. 303 afferma che "la coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio". I "dubia" chiedono una chiarificazione di queste affermazioni, dato che essi sono suscettibili di divergenti interpretazioni.
Per quanti propongono l’idea di coscienza creativa, i precetti della legge di Dio e la norma della coscienza individuale possono essere in tensione o anche in opposizione, mentre la parola finale dovrebbe sempre andare alla coscienza, che ultimamente decide a riguardo del bene e del male. Secondo "Veritatis splendor" n. 56, "su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette 'pastorali' contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un’ermeneutica 'creatrice', secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare". In questa prospettiva, non sarà mai sufficiente per la coscienza morale sapere che "questo è adulterio", "questo è omicidio" per sapere se si tratta di qualcosa che non può e non deve essere fatto. Piuttosto, si dovrebbe anche guardare alle circostanze e alle intenzioni per sapere se questo atto non potrebbe, dopo tutto, essere scusabile o anche obbligatorio (cfr. la domanda 4 dei "dubia"). Per queste teorie, la coscienza potrebbe infatti legittimamente decidere che, in un certo caso, la volontà di Dio per me consiste in un atto in cui io trasgredisco uno dei suoi comandamenti. "Non commettere adulterio" sarebbe visto appena come una norma generale. Qua e ora, e date le mie buone intenzioni, commettere adulterio sarebbe ciò che Dio realmente richiede da me. In questi termini, casi di adulterio virtuoso, di omicidio legale e di spergiuro obbligatorio sarebbero quanto meno ipotizzabili. Questo significherebbe concepire la coscienza come una facoltà per decidere autonomamente a riguardo del bene e del male e la legge di Dio come un fardello che è arbitrariamente imposto e che potrebbe a un certo punto essere opposto alla nostra vera felicità.
Però, la coscienza non decide del bene e del male. L’idea di "decisione di coscienza" è ingannevole. L’atto proprio della coscienza è di giudicare e non di decidere. Essa dice, "questo è bene", "questo è cattivo". Questa bontà o cattiveria non dipende da essa. Essa accetta e riconosce la bontà o cattiveria di un’azione e per fare ciò, cioè per giudicare, la coscienza necessita di criteri; essa è interamente dipendente dalla verità.
I comandamenti di Dio sono un gradito aiuto offerto alla coscienza per cogliere la verità e così giudicare secondo verità. I comandamenti di Dio sono espressione della verità sul bene, sul nostro essere più profondo, dischiudendo qualcosa di cruciale a riguardo di come vivere bene.
Anche Papa Francesco si esprime negli stessi termini in "Amoris laetitia" n. 295: "Anche la legge è dono di Dio che indica la strada, dono per tutti senza eccezione".
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L’Europa si divide: Moldova e Bulgaria eleggono presidenti filo-russi by sitoaurora. Sergej Gladysh, The Duran 13 novembre 201624965d80b3be19282343ffebe4911d84Mentre l'Europa affronta la peggiore crisi di identità e valori della storia, gli ex-Paesi del blocco sovietico si riallineano alla Russia. Mentre l'Unione europea continua a discendere verso il disastro per via di notevoli problemi economici, crisi dei migranti, degrado culturale e assenza di un senso, Paesi come Moldavia e Bulgaria, una volta accecati dalle false promesse del sogno europeo, cominciano naturalmente a volgesi all'unica nazione europea che vive una notevole rinascita, la Russia. Nel secondo turno delle elezioni presidenziali, del 13 novembre, i candidati filo-russi Igor Dodon in Moldova e Rumen Radev in Bulgaria sono usciti vittoriosi sui rivali europeisti. Reuters riporta: “Il candidato filo-russo a Presidente della Moldova ha vinto, i risultati preliminari lo dimostrano, dopo la campagna in cui ha promesso di frenare dopo sette anni di stretta integrazione con l'Unione europea. Con il 98 per cento dei voti contati, i risultati on-line mostrano il candidato socialista Igor Dodon aver avuto il 54 per cento, e la sfidante filo-europea Maia Sandu meno del 45 per cento. La vittoria di Dodon è in parte il riflesso della sfiducia nei capi europeisti nello Stato ex-sovietico. Con un altro possibile colpo all'Unione europea, in Bulgaria, dove si svolgeva un altro voto presidenziale, veniva eletto il candidato filo-russo con un ampio margine, secondo gli exit poll”. Dall'adesione all'Unione europea nel 2007, la Bulgaria è stata travolta da corruzione, turbolenza politica ed economia stagnante da cui sperava di fuggire. Politici e cittadini bulgari vedevano una volta l'adesione all'Unione europea come la fine della lunga marcia verso la modernità. "Questo è il giorno della giustizia della Storia, perché i bulgari sono sempre stati europei per spirito e identità", disse il presidente bulgaro alla folla riunitasi il giorno dell'adesione all'UE. Invece della prosperità, tuttavia, l'adesione all'Unione europea portò all'esodo costante dei giovani dalla Bulgaria. Molti per lavori dalla bassa retribuzione in altri Paesi. I bulgari con istruzione universitaria fuggivano verso le industrie avanzate di Paesi come Germania e Svezia. Le prospettive economiche dell'Unione europea in Bulgaria erano tristi, con l'emigrazione che comporta la riduzione del gettito fiscale.
In Moldova, l'accordo di associazione con l'UE firmato di nuovo nel 2014, ha fatto più danni che bene all'economia nazionale. Le merci da esportare moldave, come prodotti alimentari, tessuti e macchinari, non hanno avuto accesso sui mercati dell'UE. Nel frattempo, i prodotti europei invadevano il Paese, portando le imprese nazionali al fallimento. Dalla disintegrazione dell'Unione Sovietica nel 1991, agricoltura e industria della Moldavia sono in costante declino, costituendo solo il 37% del PIL nel 2015. In confronto, questa cifra era pari al 76% nel 1989. I Paesi dell'ex URSS, come Russia e Bielorussia, nell'Unione eurasiatica economica (UEE) formata nel 2015, sono ancora i partner principali dell'esportazione della Moldova, oggi. Gli esperti ritengono che forgiando legami più stretti con l'UEE e i cinque Stati aderenti, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia, Moldova e Bulgaria potrebbero avere un notevole impulso economico. Perché? Semplicemente perché queste nazioni condividono una comune architettura industriale (sovietica) che una volta formava un'unica filiera dalle norme e dai regolamenti uniformi. La ricostruzione di questa filiera con una visione moderna e un approccio innovativo, potrà aumentare in modo significativo produzione ed esportazione in ciascuno di questi Paesi, fornendo alle economie liquidità ed investimenti necessari per svilupparsi non solo internamente, ma anche per competere sui mercati internazionali. In definitiva, Moldova e Bulgaria non hanno nulla da perdere separandosi dall'UE e provando qualcosa di diverso. Oggi la Bulgaria è il nono dei dieci Paesi più poveri d'Europa. La Moldova è il primo, seguito dalla vicina Ucraina.
Le elezioni in Bulgaria e Moldavia favorevoli ai candidati filo-russi. Le elezioni presidenziali in Bulgaria e Moldavia sono testimoni di risultati favorevoli alla Federazione russa, perché i rispettivi candidati cercano migliori relazioni con Mosca. Naturalmente, gli elettori in Bulgaria e Moldavia hanno risposto ad eventi interni, in particolare la corruzione delle élite europeiste in Moldova fu un grosso problema. Pertanto, si spera che ponti siano costruiti dai vertici delle due nazioni con la Federazione Russa. Il Primo ministro della Bulgaria, Bojko Borisov, dichiarò che si dimetterà dopo che il candidato che ha sostenuto è stato sconfitto facilmente. Rumen Radev, il vincitore delle elezioni presidenziali in Bulgaria, è noto voler sviluppare forti legami con la Federazione Russa. Prima che il risultato venisse annunciato, Borisov disse: "Non parteciperemo in alcun modo al governo se oggi perdiamo". Dopo aver appreso il risultato delle elezioni, Borisov dichiarava: "I risultati mostrano chiaramente che la coalizione di governo non ha più la maggioranza".
Sulla Moldova, Deutsche Welle riporta: "Dopo una campagna piena di promesse per ripristinare i legami con la Russia, Igor Dodon ha comodamente ottenuto il 55,9 per cento dei voti nelle elezioni presidenziali in Moldova. La rivale Maia Sandu, ex-funzionaria della Banca Mondiale, che guidava un coalizione anticorruzione, nei sondaggi riceveva il 44 per cento". Lo scandalo in Moldavia del governo europeista ha certamente avvantaggiato Dodon. Ciò riguarda il miliardo di dollari miracolosamente scomparso alcuni anni fa. Naturalmente, altri fattori, ad esempio la realtà geopolitica della Moldova e della Federazione russa, indicano che le élite pro-europeiste vengono allontanate dai timori di molti cittadini di questa nazione. Allo stesso modo, le questioni relative a clientelismo, povertà, carenza infrastrutturale ed altri fattori, hanno fatto sì che la maggioranza dei cittadini votasse per un nuovo approccio.
Dodon e Radev desiderano relazioni favorevoli con la Federazione Russa. Eppure, come sottolinea Radev, spera che la Bulgaria mantenga relazioni positive con tutti. In altre parole, di collaborare con la Federazione russa senza ostacoli nei legami con Unione Europea e NATO. I problemi per la Moldova sono più complessi per via della realtà geopolitica della nazione e della spinta di certi Paesi europei ad imporre un cuneo tra Federazione Russa e Moldavia. Nel complesso, i risultati appariranno positivi per la Federazione Russa.

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Your word is a lamp for my feet, a light on my path.
(Psalm 119:105) STRENGTH FROM THE BIBLE

In Eritrea, the government restricts the freedom of religion of faith groups. The only groupings permitted are the Eritrean Orthodox Church, Roman Catholic Church, Evangelical Lutheran Church and Islam. Anyone who is caught at a meeting of believers outside these four official religious groups, even in a private house, can be arrested, tortured and put under pressure to renounce his/her faith.

Thousands of Christians are being held at police stations, in containers, at military bases and in prisons. Even though many of them have been held for years, none of them has had a trial. In many cases, Christians are also beaten or abused in some other way.

Isaac is one of these prisoners. He heard about God’s love from soldiers in the military unit in which he was fighting during the war with Ethiopia. On the basis of their testimony, he decided to become a Christian and was secretly slipped a Bible. He buried it in the sand and when he had the opportunity, he read the Word of God somewhere outside the army camp. He tried to do so as inconspicuously as possible, but one day he was discovered.

Almost from his first day as a Christian, he was persecuted. He was tortured and even left out in the burning sun, but he refused to renounce his faith. God’s love and God’s Word had become too important for him. In the end, he was locked up, just like other Christian prisoners in Eritrea. He has become a living legend, because he has held on to his faith.

A number of Christian prisoners, who are being held in containers, have been given Bibles in secret. They have divided them into portions, and in this way, each believer has a small part of the Bible. When the container is closed, it is too dark to read. But as soon as the doors are opened to let in some air or to hand out food, something amazing happens. The prisoners do not immediately run outside for fresh air or to eat. First they inconspicuously hold their portions of the Bible to the light in order to be able to quickly read a few verses and to be strengthened by God’s Word.
RESPONSE: Today I will treasure my freedom to read and meditate on God’s Word.
PRAYER: Lord, I pray Your Spirit of Peace upon my brothers and sisters in prison today in Eritrea. May they be encouraged by Your Word!
   
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Cari amici,

l’inaspettato successo di Donald Trump nelle elezioni americane, dopo la Brexit, dimostra l’esistenza di una profonda divaricazione tra il mondo mediatico che, negli Stati Uniti, era schierato al 90% in favore di Hillary Clinton e il paese reale, che ha rifiutato una candidata che avrebbe accelerato la corsa degli Stati Uniti verso il precipizio.

Il ruolo delle voci libere e indipendenti diviene sempre più importante nelle grandi scelte che i cittadini sono chiamati a fare. Desidero ringraziare di cuore tutti coloro che negli ultimi mesi ci hanno aiutato versando il loro 5 per mille alla Fondazione Lepanto, e abbonandosi o dando il loro aiuto alle pubblicazioni da me dirette: Radici Cristiane e Corrispondenza Romana.

L’impegno, anche finanziario, di ognuno di noi è indispensabile, ma l’ultima parola spetta alla Divina Provvidenza, in cui fermamente confidiamo. Non dobbiamo dimenticare che prima di essere politico, economico o sociale, il problema di fondo del nostro tempo è di natura religiosa, culturale e morale. Ed è su questo fronte che combattiamo e chiediamo l’aiuto di tutti.

Rinnovandovi la mia riconoscenza per quanto già fate, mi fa piacere ricordare ad ognun che il 27 novembre ricorrerà la festa della Medaglia Miracolosa, uno strumento prezioso nelle nostre mani per difenderci dai nemici che con sempre maggior furore vorrebbero toglierci la parola. Ma noi sappiamo che alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà.

Con questa incrollabile speranza vi saluto cordialmente

Roberto de Mattei



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martedì 15 novembre 2016





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