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sanzione di ammonizione scritta

  • 1_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] [quando la scuola si trasforma in una pericolosa: associazione a delinquere, cosa può succedere: ad un docente, se gli alunni scippano: alla fine dell'ora delle lezioni: il Registro di Classe?] [Ritenuto che, il perseguimento del buon andamento: della Pubblica amministrazione, comporta: la necessità: di sanzionare disciplinarmente, l'inosservanza degli obblighi: posti in capo ai pubblici dipendenti] cosa, io posso sperare dal Ministero: della Pubblica Istruzione, o dall'Ufficio Scolastico Regionale, affinché, possano essere evitate: a persone innocenti, tragedie come le mie? Gentilissimo, Nicola, Dio ti benedica! io ho bisogno del tuo consiglio, la documentazione a mio riguardo, ora è a tua completa disposizione. in realtà, io lavoro bene, in 16 classi (su 18),
  • lorenzoALLAH
    lorenzoALLAH ha pubblicato un commento
    24 secondi fa
    2_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] ed il prossimo anno: le classi dei meccanici vengono traferiti in succursale, perché, nel nostro Istituto, c'è un incremento, di 3 classi in più.. molto potrebbe fare: un tuo intervento: presso il Preside: in mio favore, affinché, rimuova, la sua ingiusta sanzione: di "ammonizione scritta" (poiché, gli alunni sono riusciti a scippare: negli ultimi minuti, il "Registro di Classe", che, era pieno zeppo di note contro di loro, registro, che, hanno distrutto), normalizzerebbe la nostra relazione... contrariamente, io potrei essere costretto, da questa assurda situazione. a fare: causa, alla amministrazione, per richiedere: danni morali e materiali. infatti, la ammonizione scritta: come sanzione, è di lieve entità, e non giustifica, di per se, importanti spese legali. intuitivamente, ritengo, che, la procedura di conciliazione procrastina: di 20 giorni,
  • lorenzoALLAH
    lorenzoALLAH ha pubblicato un commento
    1 minuto fa
    3_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] il tempo utile per impugnare, davanti al giudice del lavoro, tale, iniqua, sanzione disciplinare, ma, è per una causa di un risarcimento, che, andrebbe fatta, invece una causa stante, la ostinazione del Preside nella sua azione di mobbing, contro, di me. C'è, la speranza che il Preside rimuova il suo procedimento disciplinare, contro di me, anche, se è evidente, fin dall'inizio dell'anno, l'intenzione del Preside di nuocermi, per costringermi a chiedere trasferimento, i cui termini scadono nel mese di Maggio. comunque, la situazione della PRIMA MECCANICI, rimane, sempre, molto critica: nei miei confronti, perché, gli stessi alunni sono consapevoli della debolezza della Istituzione, nei loro confronti, e del fatto, che, poco gli stessi temono, anche, una eventuale bocciatura!!
  • lorenzoALLAH
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    1 minuto fa
    4_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] ma, quando un Dirigente Scolastico: è preoccupato soltanto: di tutelare se stesso, l'Istituzione Scolastica amplifica: il crimine degli alunni, divenendo una associazione a delinquere. infatti, dopo diverse relazioni disciplinari, inutilmente protocollate da me: ed inoltrate alla Presidenza, e state: la inconsistenza di tutte le azioni intraprese dalla Istituzione: di redimere gli alunni? ed infatti, la situazione didattica e disciplinare, di questa classe, è sempre peggiorata. quindi, lo stress, la angoscia, la persucuzione del Preside (che, per il solo fatto, che, io ho subito lo scippo del Registro: ha impugnato contro di me: gli articoli 55 e seguenti del D.Lgs 165/2001; e tutti gli articoli dal 492 al 501, del D.Lgs, 297/1994), e la frustrazione: possono procurare al malcapitato docente, un malessere: tale, che, lo induca a chiamare il 118,
  • lorenzoALLAH
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    1 minuto fa
    5_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] e poi, a fare causa: per mobbing: e a richiedere: danni morali e materiali: all'Amministrazione, è, il Preside, che, intende tutelare se stesso: sia, dalle azioni dei ragazzi(impunibili), che, delle loro famiglie(di delinquenti) e lascia: contro: il docente: il limite della Istituzine, nel fronteggiare situazioni simili a queste, cioè, inventa, delle colpe esorbitanti, ed inesistenti, in una situazione, di bullismo incontrollabile, che: rimane, comunque, insostenibile: sul profilo della dignità umana: e vede, come, vittime: sia di alunni che di docenti, ma, se anche questo tentativo: di conciliazione fallisse, all'Ufficio Scolastico Provinciale, non si dovrebbe fare: una causa dispendiosa, soltanto, per vedermi: rimuovere la sanzione, di avvertimento scritto, ma, con tutta la mia documentazione, potrei aprire una causa: anche: di risarcimento!
  • lorenzoALLAH
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    2 minuti fa
    6_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] Tuttavia, il mio obiettivo: non: è soltanto personale, ma: io voglio tutelare, anche, tutti docenti ed alunni, che, si trovano nella mia stessa posizione, ovvero, nella incapacità di poter fornire una protezione e tutela: adeguata a dimostrare, la loro innocenza, stante in classi di bulli, il cui obiettivo è la devastante demolizione della personalità, della vittima. Poiché è notorio, che, questi alunni bulli: rispondono: a meno del minimo, in tutte le materie, sia: alle esigenze delle istanze didattiche: che: come, alle istanze: di esigenze disciplinari, e nel momento in cui, questi alunni decidono: di fare ostruzione totale: ed atti di bullismo: contro: il docente supplente, o contro: qualche altro docente, possono mettere questo sfortunato docente, perché, gli alunni stessi: sanno per esperienza: di essere impunibili a causa dei presenti motivi
  • lorenzoALLAH
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    2 minuti fa
    7_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] (1. si deve impedire la dispersione, 2. si deve preservare: dalla estinzione: la Classe) e quindi: sono gli alunni: che: "hanno sempre ragione" ed è sempre il docente: che: è costretto: a mostrare, le sue difficoltà, quel docente, che, come minimo non sa essere autorevole con gli alunni, inoltre, gli alunni sono minorenni, eppure, tuttavia, molto pericolosi, perché sono nella posizione di fare sanzionare, o di fare licenziare: il docente malcapitato! il loro bullismo: è diventato lo scopo: della loro crudeltà, malvagità e vittoria! ecco perché: l'Istituzione Scuola, nella sua ipocrisia, impotenza: incapacità, ed ignavia: a gestire situazioni del genere, si rende complice: di un crimine enorme, a sua volta amplificandolo!
  • lorenzoALLAH
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    2 minuti fa
    8_8.[lettera aperta: al ministero della Pubblica Istruzione] la mia strategia, subito dopo il processo di conciliazione, è quella di costringere l'Ufficio Scolastico Regionale: ad intervenire, ed anche se: a livello gerarchico: è stato dimostrato, si propende sempre per, fare: la tutela del Dirigente Scolastico, soltanto, e per, in ogni caso, trovare delle colpe nel docente, in ogni modo: tuttavia, è giusto, che, anche le autorità gerarchiche, debbano, assumersi le proprie responsabilità, in situazioni così pericolose, e dolorose.


05/03/2013 18:02
SYRIA
Aleppo bishop: Christians pained and worried by the fate of kidnapped prelates
The fate of Mgrs Yohanna Ibrahim and Boulos Yaziji remains unknown since they were abducted on 22 April, and still presumed to be in the hands of their kidnappers. People are praying so that "they will come back to their communities in the next few days to celebrate Orthodox Easter," said Archbishop Jeanbart.


Aleppo (AsiaNews) - "All of Aleppo's Christian community is pained and concerned" about the fate of Mgrs Yohanna Ibrahim and Boulos Yaziji, the two Orthodox bishops kidnapped on 22 April in the province of Aleppo on the border with Turkey," Greek Melkite bishop Mgr Jeanbart Jean Clement told AsiaNews.
"We have been encouraging our people, giving them hope," the prelate said, especially "since they are confused by conflicting reports about the fate of the two prelates." In fact, for Mgr Jeanbart, it is hard to fathom why they were abducted, especially after early reports about their release turned out to be false. More recently, fresh stories about their imminent liberation have left the prelate unsure whom to believe.
"Our hope is that they will come back to their communities in the next few days to celebrate Orthodox Easter," he said. "In all of our churches, Catholic and Orthodox, people are praying every day for their return and their deliverance. "
Like Pope Francis, Christian and Muslim religious leaders have reiterated their demand that the prelates be released.
Lebanon's Maronite patriarch Beshara Rai has urged the international community to work for the two bishops' release. Currently on a visit to Brazil, the Maronite religious leader said that crimes against humanity are being committed in Syria, and that "the two bishops have nothing to do with the Syrian crisis" and therefore "must be freed in the name of humanity."
On 27 April, even the Organisation for Islamic Cooperation (OIC) issued a statement condemning the abduction of the two bishops.
Ekmeleddin Ihsanoglu, head of the Pan-Islamic body, called for their "immediate and unconditional release because such act contradicts the principles of true Islam, and the (high) status held for Christian clergymen in Islam."
On 10 May, the Greek Catholic community will hold a Byzantine Mass in Santa Maria Cosmedin Church in Rome, and pray for the release of Mgrs Ibrahim and Yaziji, as well as all the victims of kidnapping and for peace in Syria and the Middle East.
Archimandrite Mtanios Hadad BS Patriarchal Apocrisarius Gregory III Laham will lead the liturgical service. (S.C.)


03/05/2013 10:48
SIRIA
Vescovo di Aleppo: Cristiani addolorati e preoccupati per la sorte dei prelati rapiti
Dal 22 aprile non sia hanno notizie sulla situazione di mons. Yohanna Ibrahim e mons. Boulos Yaziji. I due vescovi ortodossi sono ancora nelle mani dei sequestratori. Mons. Jeanbart: "Preghiamo per un loro rilascio immediato per festeggiare la Pasqua ortodossa insieme a tutta la comunità cristiana".

Aleppo (AsiaNews) - "Tutta la comunità cristiana di Aleppo è addolorata e preoccupata" per la sorte di mons. Yohanna Ibrahim e mons. Boulos Yaziji, i due vescovi ortodossi rapiti lo scorso 22 aprile nella provincia di Aleppo al confine con la Turchia. Lo afferma ad AsiaNews mons. Jean Clement Jeanbart, vescovo della Chiesa greco-melchita. "Cerchiamo di incoraggiare e dare speranza ai nostri fedeli - racconta - che sono confusi dalle notizie contrastanti riguardo alla situazione dei due prelati".

Secondo mons. Jeanbart il sequestro e le sue dinamiche restano un mistero difficile da districare, dopo la falsa notizia della loro liberazione, data pochi giorni dopo il rapimento. Voci non confermate parlerebbero di un loro rilascio imminente, ma per il vescovo non si sa più a chi credere: "La nostra speranza è che possano ritornare fra le loro comunità nei prossimi giorni per festeggiare la Pasqua ortodossa. In tutte le chiese, cattoliche e ortodosse, si prega ogni giorno per il loro ritorno e per la loro salvezza".

Dopo gli appelli di papa Francesco, si moltiplicano le richieste per il rilascio da parte dei leader religiosi cristiani e musulmani. Oggi, il patriarca cattolico maronita libanese Beshara Rai, impegnato in una visita in Brasile, ha affermato che "la comunità internazionale deve impegnarsi per la liberazione dei due vescovi", sottolineando che "nel Paese arabo sono in corso crimini contro l'umanità". Quattro giorni fa, sempre dal Brasile, il card. Rai aveva sottolineato che "i due vescovi non hanno nulla a che vedere con la crisi siriana" e per questo "vanno rilasciati, in nome dell'umanità".

Lo scorso 27 aprile anche l'Organizzazione per la cooperazione islamica (Oic) ha condannato il rapimento dei due vescovi. Ekmeleddin Ihsanoglu, segretario generale dell'organismo panislamico, ha chiesto il loro rilascio "immediato e incondizionato", ribadendo che il loro sequestro "contraddice i principi dell'islam autentico, e l'alto status riservato dall'islam agli ecclesiastici cristiani".

Il prossimo 10 maggio, nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma, la comunità greco-cattolica ha organizzato una messa in rito bizantino per pregare per il rilascio di mons. Ibrahim e mons. Yaziji, per il la liberazione di tutte le persone vittime di sequestro e per la pace in Siria e in Medio oriente. La liturgia sarà presieduta dall'archimandrita Mtanious Hadad B.S., apocrisario patriarcale di Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa greco-cattolico melchita. (S.C.)


03/05/2013 10:56
INDIA
Karnataka, leader cristiano: Con i fondamentalisti indù al governo, cresceranno le violenze
di Nirmala Carvalho
Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), ricorda gli attacchi anticristiani perpetrati dai nazionalisti indù. Il Bharatiya Janata Party (Bjp), al governo in Karnataka, sostiene queste frange estremiste. Il prossimo 5 maggio vi saranno le nuove elezioni nello Stato.

Mumbai (AsiaNews) - "Da quando il Bharatiya Janata Party (Bjp, partito nazionalista indù) è salito al potere in Karnataka, gli attacchi contro i cristiani sono aumentati e tutte le minoranze religiose dello Stato si sentono minacciate". Lo afferma ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), a due giorni dalle nuove elezioni in Karnataka. Il prossimo 5 maggio lo Stato indiano andrà al voto per eleggere il nuovo chief minister, e il Bjp sta conducendo una campagna elettorale basata proprio sul suo presunto sostegno alle minoranze.

Tuttavia il partito - che guida il Karnataka dal 2008 - sostiene in modo aperto gruppi appartenenti al movimento ultranazionalista indù Sangh Parivar, autori di violenze e persecuzione contro cristiani e altre comunità di minoranza. "Nel 2012 - ricorda il leader cristiano - il Gcic ha registrato 41 casi di attacchi anticristiani, e nel 2013 siamo già a 7. Tuttavia, sono solo dati statistici che indicano chiese distrutte, cristiani imprigionati o aggrediti. Se dovessimo registrare tutti gli episodi di intimidazione, persecuzione, insulti o arresti temporanei, il numero sarebbe molto più alto".

"La loro agenda nascosta - nota Sajan George - mira a ottenere sostegno politico dai militanti dell'hindutva [ideologia che considera l'induismo un'identità etnica, culturale, politica ed esclusiva - ndr], ed è il motivo principale dietro gli attacchi contro i cristiani e le altre minoranze dello Stato". Al tempo stesso, sottolinea, "queste frange estremiste si sentono forti della protezione politica e attaccano e perseguitano le vulnerabili minoranze del Karnataka. Spesso, la responsabilità principale di queste violenze risiede proprio nella polizia, che garantisce immunità a queste forze".

Un esempio eclatante è il caso della commissione di giustizia guidata dal giudice in pensione BK Somashekhar, creata dal Bjp per indagare sulle violenze anticristiane avvenute nel 2008. "Nel suo rapporto - sottolinea il presidente del Gcic - la commissione ha scagionato polizia, governo e fondamentalisti indù da ogni accusa, ignorando le decine di testimoni che affermavano il contrario. Inoltre, ha chiesto di istituire un registro per segnalare le proprietà della Chiesa e controllare parrocchie, pastori e donazioni".

05/03/2013 13:05
INDIA
Karnataka: With Hindu fundamentalists in govt, violence will grow, Christian leader says
by Nirmala Carvalho
Sajan George, president of the Global Council of Indian Christians (GCIC), talks about anti-Christian attacks perpetrated by Hindu nationalists. Under the Bharatiya Janata Party (BJP), the Government of Karnataka supports extremist groups. Statewide elections are scheduled for this Sunday.

Mumbai (AsiaNews) - "Since the Bharatiya Janata Party (Hindu nationalist party or BJP) came to power in Karnataka, attacks against Christians have multiplied and all religious minorities in the state feel threatened," Sajan K George, president of the Global Council of Indian Christians (GCIC), told AsiaNews, two days before Karnataka's state elections. On Sunday in fact, voters in the Indian state will choose a new chief minister and the BJP is leading a campaign based on its alleged support for minorities.

However, the party, which has ruled Karnataka since 2008, is openly in favour of groups that belong to the Hindu Sangh Parivar, a ultranationalist movement that has perpetrated acts of violence and persecution against Christians and other minority communities.

"In 2012," George said, "the GCIC recorded 41 cases of anti-Christian attacks. In 2013, we are already at seven. However, these figures refer only to destroyed churches, and imprisoned or assaulted Christians. If we were to account for every episode of intimidation, harassment, insults or temporary detentions, the number would be much higher. "

"Their hidden agenda," the GCIC president noted, "is aimed at getting political support from militant Hindutva and is the main reason behind attacks against Christians and other minorities in the state." Hindutva is an ideology that views Hinduism as an exclusive ethnic, cultural and political identity.

At the same time, George said, "these extremist forces feel strong because of the political protection they receive and so persecute Karnataka's vulnerable minorities. Often, the primary responsibility for the violence lies with the police, which guarantees immunity to these groups."

A striking example is the case of the Justice Commission headed by retired judge BK Somashekhar, which was set up by the BJP to investigate the anti-Christian violence that occurred in 2008.

"In its report," the GCIC president said, "the commission exonerated police, government and Hindu fundamentalists of all charges, ignoring the dozens of witnesses who claimed the opposite. What is more, it called for the creation of a registry of Church properties and the monitoring of activities by parishes, pastors and their sources of income."

05/03/2013 17:20
INDONESIA - MYANMAR
Islamists preparing attack on Myanmar Embassy in Jakarta
by Mathias Hariyadi
Two men were arrested after police found five bombs ready for use against embassy and ambassador's private residence. The foiled attack was a response to a recent flare-up in Muslim-Buddhist violence in Myanmar. Bali bombing author calls for jihad against Myanmar. Indonesia tightens security. Two men were arrested after police found five bombs ready for use against embassy and ambassador's private residence. The foiled attack was a response to a recent flare-up in Muslim-Buddhist violence in Myanmar. Bali bombing author calls for jihad against Myanmar. Indonesia tightens security.

Jakarta (AsiaNews) - Indonesian anti-terrorist police have detained two men suspected of planning a bomb attack on Myanmar's Embassy in Jakarta. The planned attack follows fresh anti-Muslim unrest in Myanmar by Buddhist extremists backed by monks. The men, Sefa Riano, 28, and Achmad Taufiq, 21, were arrested late last night as they travelled by motorbike in a busy residential area in the south of the capital, carrying five assembled pipe bombs. The head of Indonesia's anti-terrorist agency said that the attack was set for today.

As a result, security has been beefed up around the target, Myanmar's diplomatic mission (in West Jakarta), as well as the ambassador's residence in Menteng (Central Jakarta), another potential target for Islamist groups.

The attack against the Myanmar Embassy had been in the making for some time, early police investigations show. Symbolically significant sites like embassies are preferred targets for extremist groups or lone terrorists who tend to act against any alleged violence against Muslims or Islamic religious symbols.

Noting that the bombs were ready for use, the anti-terrorist chief said, "The attack would have been launched if we did not stop them," adding, "Their intention was very clear."

The foiled attack came just hours after a radical cleric, Abu Bakar Bashir, issued a call for jihad against Myanmar for its treatment of Muslims.

Bashir, who inspired the 2002 Bali bombings in which more than 200 people died, described Myanmar's treatment of Rohingya Muslims as 'genocide' after Myanmar authorities recently called for limits on the minority's birth rate.

At the same time, Myanmar's military and religious nationalists have used the climate of tensions (resulting in scores of dead) to undermine the ongoing process of democratisation led by reformist President Thein Sein.

03/05/2013 10:38
INDONESIA – MYANMAR
Jakarta, islamisti preparavano un attentato contro l'ambasciata birmana
di Mathias Hariyadi
Cinque ordigni erano pronti a colpire la rappresentanza diplomatica e la dimora privata dell’ambasciatore: due arresti. Sarebbe una risposta alle recenti violenze islamo-buddiste in Myanmar. L'ideatore della strage di Bali invoca il jihad contro Naypyidaw. Il governo indonesiano aumenta le misure di sicurezza.

Jakarta (AsiaNews) - I reparti speciali dell'antiterrorismo in Indonesia hanno arrestato due uomini, sospettati di preparare un attentato contro l'ambasciata birmana a Jakarta. L'attacco pianificato dai due, legati a frange estremiste islamiche, sarebbe una risposta alle recenti violenze contro la minoranza musulmana in Myanmar, perpetrati da gruppi buddisti fondamentalisti con l'avallo di una parte dell'ordine monastico. Il fermo è avvenuto nella tarda serata di ieri: il 28enne Sefa Riano e il 21enne Achmad Taufiq sono stati intercettati a bordo di una motocicletta, in una zona residenziale a sud della capitale, mentre trasportavano cinque bombe artigianali pronte a esplodere.

Il capo dei reparti speciali dell'antiterrorismo ha spiegato che l'attacco era previsto per la giornata di oggi; obiettivo la rappresentanza diplomatica del Myanmar (situata a West Jakarta), attorno alla quale sono state aumentate le misure di sicurezza. Rafforzati i controlli anche nei pressi della residenza dell'ambasciatore a Menteng (Central Jakarta), altro potenziale obiettivo dei gruppi islamisti.

Dalle prime ricostruzioni sembra che gli attentatori preparassero da qualche tempo l'attacco contro le rappresentanze birmane in Indonesia; del resto è prassi comune per cellule estremiste e singoli militanti colpire luoghi simbolo, in risposta a presunte violenze contro musulmani o simboli religiosi islamici. Gli ordigni erano pronti a esplodere; una fonte della polizia conferma il proposito di colpire "se non fossimo intervenuti in tempo, le loro intenzioni erano molto chiare".

Esperti collegano questo tentativo di attacco all'ambasciata birmana all'appello lanciato nei giorni scorsi dal leader radicale Abu Bakar Bashir, l'ispiratore della strage di Bali del 2002 che ha provocato oltre 200 morti, che invita al jihad contro il Myanmar. Il leader islamico punta il dito contro il governo di Naypyidaw, colpevole di "genocidio" nei confronti della minoranza musulmana. Nei giorni scorsi le autorità birmane hanno proposto il controllo delle nascite, per limitarne la crescita, mentre esercito e nazionalismo religioso buddista sfruttano il clima di tensione (decine i morti negli ultimi mesi) per mettere a rischio il processo di democratizzazione avviato dal presidente riformista Thein Sein.


03/05/2013 10:41
ASIA - PIME
La missione del Pime, sulla scia di Benedetto XVI e di papa Francesco
di Bernardo Cervellera
All'Assemblea generale del Pime si parlerà di missione ad gentes e di "nuova evangelizzazione"; di risveglio missionario per le Chiese di antica data (Italia, Usa, America Latina) e mezzi di comunicazione. Ma soprattutto, di risveglio della fede, secondo l'insegnamento di Benedetto XVI e di "uscire verso le periferie geografiche ed esistenziali", secondo l'invito di papa Francesco.

Roma (AsiaNews) - Dal 5 al 29 maggio si terrà l'Assemblea generale del Pime, un incontro che avviene ogni sei anni, finalizzato all'elezione della nuova leadership dell'istituto e a tracciare le prospettive per il futuro. L'Assemblea verrà inaugurata con una veglia di preghiera aperta al pubblico presso la cappella del Pime, a Roma, in via F.D. Guerrazzi 11, alle ore 18 di domenica 5 maggio. Prima della fine del raduno è in programma anche un incontro con papa Francesco.

 Dal 5 maggio, e per almeno tre-quattro settimane, si tiene in Vaticano, presso il Ciam, l'Assemblea generale del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), che raduna la direzione generale, i superiori delle missioni, i delegati eletti dalle comunità: in tutto quasi una cinquantina di persone che avranno fra i momenti più importanti l'elezione del nuovo superiore generale e dei suoi quattro consiglieri che guideranno il Pime nei prossimi sei anni.

Ma soprattutto, il raduno è una specie di cenacolo (o un piccolo conclave) in cui sacerdoti e laici consacrati da Asia, Africa, America raccontano quanto avviene alle loro latitudini dal punto di vista della missione e cercano di trarre indicazioni per comprendere i segni dei tempi e chiarire i passi da fare.

Quali sono questi segni dei tempi? Anzitutto la situazione storica: un istituto nato 163 anni fa presenta diversi volti della missione: vi sono le missioni più "anziane", come la Cina, l'India, il Myanmar, che hanno generato diocesi, vocazioni e missionari a loro volta; ci sono le missioni più nuove per il Pime, come il Messico e l'Algeria; comunità in Paesi segnati dal crescente fondamentalismo islamico, o in quelli dove fa vittime la globalizzazione economica; in Paesi secolarizzati (Italia? Stati Uniti?) e in Paesi fervidi di religiosità.

In tutti, il Pime è lanciato a mostrare che Gesù Cristo è il salvatore dell'uomo, senza del quale non si cresce in dignità e progresso, annunciandolo ai non cristiani e risvegliando alla missione le Chiese stabilite, aiutandole ad andare fuori dei loro confini geografici e culturali.

Quasi senz'altro all'Assemblea generale si parlerà della missione ad gentes, verso i non cristiani, all'estero e della "nuova evangelizzazione" nei Paesi di origine; del tentativo di risvegliare alla missione universale le Chiese - come quella latinoamericana - ricche di vocazioni, ma che stantano ad abbracciare l'evangelizzazione fino ai confini del mondo, fino in Asia. Per il Pime, infatti, l'Asia è una "opzione preferenziale", dato che in questo continente vivono più dell'80% dei non cristiani del mondo.

In questi anni è emerso sempre più che lo slancio missionario vive forse un momento di crisi o di rallentamento: l'inverno demografico nei Paesi occidentali, la "gelosia" di molte famiglie e vescovi a "tenersi" i propri figli o sacerdoti, ha diminuito il numero dei nostri missionari. In più, la crisi economica che segna tutto il mondo rende più difficile il reperimento di fondi che sostengono la carità nelle missioni per costruire e mantenere lebbrosari, scuole, aule di catechismo, cappelle, mezzi di comunicazione.

Ma grazie a Dio, questa "crisi" è attraversata da altri due "segni dei tempi". Il primo è l'Anno della fede che stiamo celebrando e la testimonianza di amore a Cristo e alla missione che ha dato Benedetto XVI con il suo ritiro dal pontificato. Proprio nell'indire l'Anno della fede, egli ha detto: "Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato" (Porta Fidei, n. 2). Se occorre risvegliare la missione, è dunque necessario risvegliare la fede, non come oggetto di cose da credere, ma come l'incontro vivo con il Signore Gesù Cristo da cui viene la vita e la missione. L'incontro con Lui e la sua compagnia vissuta nella Chiesa abbracciano e rendono fecondi i momenti grandi e piccoli, i successi e i fallimenti, i risultati e la mancanza di risultati.

L'altro "segno dei tempi" è papa Francesco che con la sua testimonianza di fede schietta e autentica avvicina alla Chiesa (a Cristo) persone lontane, dimentiche o perfino un tempo nemiche. Proprio lui, venuto dalla "fine del mondo", prima di essere eletto, ha proposto ai suoi confratelli cardinali una piccola riflessione. In essa egli dice che l'evangelizzazione è "la ragion d'essere della Chiesa... Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare implica nella Chiesa la parresìa di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell'ingiustizia, quelle dell'ignoranza e dell'indifferenza religiosa, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria".

E ha aggiunto: "Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare, diviene autoreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo). I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istituzioni ecclesiastiche hanno una radice nell'autoreferenzialità". Anche papa Francesco, come Benedetto, esorta la Chiesa (e il Pime) a non piegarsi su se stessi, ma a guardare di più a Chi abita la nostra vita, unica e sicura base di ottimismo.

Dalla riflessione e dalla preghiera su questi "segni dei tempi" verranno anche indicazioni per la missione che svolgiamo con AsiaNews, perché sia uno strumento sempre più incisivo a far crescere la simpatia verso la Chiesa "maestra di umanità" e ad appassionare alla missione in Asia tutte le Chiese del mondo.

Cari amici, accompagnateci in questo impegno con la preghiera.

05/03/2013 12:40
ASIA - PIME
PIME mission, in the footsteps of Benedict XVI and Pope Francis
by Bernardo Cervellera
The PIME Annual General Meeting will discuss the mission ad gentes and "new evangelization"; missionary revival for the older Churches (Italy, USA, Latin America), and the communications media. But above all, the awakening of faith, according to the teaching of Benedict XVI and Pope Francis’ call to "go out to the geographical and existential outskirts".

Rome (AsiaNews) - From May 5 to 29 the PIME General Assembly will be held, a meeting that takes place every six years, aimed at electing a new leadership for the institute and building visions for the future. The Assembly will be opened with a prayer vigil open to the public in the PIME chapel, in Rome, in via FD Guerrazzi 11, at 6pm on Sunday, May 5. An audience with Pope Francis is also scheduled before the end of the meeting.

Starting May 5, and for at least three to four weeks, the CIAM, or PIME General Assembly (Pontifical Institute for Foreign Missions) will be held.   The gathering brings together the general direction, the missions superiors and the delegates elected by individual communities : in total nearly fifty people who will have the important task of electing the new superior general and his four advisers who will guide PIME over the next six years.

But above all, the gathering is a kind of Last Supper (or a small conclave) in which priests and consecrated lay people from Asia, Africa, America speak about what is taking place in their geographical areas from the point of view of mission and try to draw conclusions in order to understand the signs of the times and how to best act upon them.

What are these signs of the times? First, the historical situation: an institution born 163 years ago with different faces of mission: there are the "older" missions, such as China, India, Myanmar, which have generated dioceses, missionary vocations and in turn, missionaries; there are the new PIME missions, such as Mexico and Algeria; communities in countries marked by the growing Islamic fundamentalism, or in those victim to economic globalization; in secularized countries (Italy? United States?) and in countries of fervent religiosity.

In all of these realities, PIME aims to show that Jesus Christ is the savior of man, without whom dignity and progress cannot grow, proclaiming Him to non-Christians and awakening established churches to mission, helping them to go outside, beyond their geographical and cultural boundaries.

Almost certainly the General Assembly will discuss the mission ad gentes, to non-Christians, abroad and the "new evangelization" in countries of origin; of the attempt to reawaken particular churches to universal mission - such as those in Latin American - rich in vocations, but hesitant in embracing evangelization to the ends of the world, as far as Asia. For PIME, in fact, Asia is a "preferential option" given that more than 80% of the world's non-Christians live on this continent.

In recent years it has become increasingly clear that missionary impulse is in crisis or is slowing down: the demographic winter in Western countries, the "jealousy" of many families and bishops to "keep" their children or priests to themselves, has led to a decrease in the number of our missionaries. In addition, the economic crisis has enveloped the world makes it more difficult to find funds to support the missions to build and maintain leper hospitals, schools, catechism classes, chapels, means of communication.

But, thank God, this "crisis" is crossed by two other "signs of the times." The first is the Year of Faith that we are celebrating as a witness of  our love for Christ and to the mission that Benedict XVI gave with his retirement from the pontificate. In fact, in proclaiming the Year of Faith, he said: " It often happens that Christians are more concerned for the social, cultural and political consequences of their commitment, continuing to think of the faith as a self-evident presupposition for life in society. In reality, not only can this presupposition no longer be taken for granted, but it is often openly denied"(Porta Fidei, no. 2). If we want to reawaken mission, we must first reawaken the faith, not as an object of things to believe in, but as a living encounter with the Lord Jesus Christ from whom all life and mission comes. Our encounter with Him and His friendship lived within the Church embrace and render fruitful great and small moments, successes and failures, results and the lack thereof.

The other "sign of the times" is Pope Francis, who with his witness of sincere and authentic faith draws the Church (Christ) closer to people who had grown distant, oblivious or even former enemies. He, who came from the "ends of the world", before being elected, proposed a little reflection to his fellow cardinals. In it he stated that evangelization is "the raison d'etre of the Church ... Evangelizing pre-supposes a desire in the Church to come out of herself. The Church is called to come out of herself and to go to the peripheries, not only geographically, but also the existential peripheries: the mystery of sin, of pain, of injustice, of ignorance and indifference to religion, of intellectual currents, and of all misery".

And he added: " When the Church does not come out of herself to evangelize, she becomes self-referential and then gets sick. (cf. The deformed woman of the Gospel). The evils that, over time, happen in ecclesial institutions have their root in self-referentiality and a kind of theological narcissism". Even Pope Francis, like Benedict, exhorts the Church (and PIME) not to close in on itself, but to look more at Who in habits our life, the only secure foundation for optimism.

From reflection and prayer on these "signs of the times" indications for mission that we carry out here at AsiaNews will also emerge, so that it may become an increasingly incisive instrument to help nourish sympathy for the Church "teacher of humanity" and impassion churches throughout the world for mission in Asia.

Dear friends, accompany us in this task with your prayers.



 05/03/2013 10:44
PAKISTAN
Islamabad, Bhutto murder case prosecutor killed
The magistrate Chaudhry Zulfiqar Ali, was shot in the head and died in hospital from serious injuries. A woman also killed and a bodyguard wounded. The assailants, on board a motorcycle, fled without a trace. The attack heightens tensions just days before the vote.

Islamabad (AsiaNews / Agencies) - The prosecutor in charge of the investigation into the murder of Benazir Bhutto, former Pakistani prime minister killed in an attack in December 2007, was shot dead this morning. The police sources refer that the ambush occurred while Chaudhry Zulfiqar Ali - one of the most important prosecutors in the country - was heading to court to attend a hearing of the trial. The assailants, on board a motorcycle, ambushed the car in sector G-9 of the capital, where the prosecutor lived, and opened fire on his car. He suffered gunshot wounds to the head and he died shortly after in hospital. A woman, who was in the area where the attack occurred, also died in the attack and a bodyguard was slightly injured.

Police spokesman Mohammad Yousuf has confirmed that Ali "was immediately transported to hospital, but died from serious injuries." The murder adds to a climate of tension in a nation long the scene of massacres and ethnic and sectarian violence, which does not even spare the Christian minority. A phenomena that has been exacerbated in recent weeks, in view of the elections scheduled for May 11 next.

In response to the attack, and as a sign of solidarity for their murdered colleague, the lawyers of the district of Islamabad and Rawalpindi have announced a one day strike. Chaudhry Zulfiqar Ali was one of the leading figures of the judiciary in Pakistan, as well as member of a special body called upon to shed light on the most sensitive cases (the Federal Investigation Authority, FIA). Last year his police escort was strengthened, as a result of death threats because of the delicate investigation he was working on.

So far there has been no official claim for the attack, but his death may be linked to one of the many inquiries which he held. Among these, the trial for the murder of former Prime Minister Benazir Bhutto.  The Taliban among the suspects he was investigating even if the fundamentalist leader Baitullah Mehsud - who was later killed in a U.S. drone raid in 2009 - immediately denied any involvement.

Benazir's son, Bilawal Bhutto, the current leader of the ruling Pakistan People's Party (PPP) has instead pointed the finger at former president Pervez Musharraf, considered the moral instigator of the massacre, as well as responsible for not having provided her with security. That's why the former army general - who recently returned to Pakistan to run in elections, after four years of exile - is on trial and under house arrest. Musharraf, 69, is involved in a series of legal battles and is trying to escape arrest for several charges, including treason, and judicial processes relating to the assassination of Bhutto and another tribal leader in Balochistan. He was also involved in a savage political-institutional battle with the head of the Supreme Court Iftikhar Chaudhry. The Pakistani Taliban have also promised on several occasions to kill the former president, who came to power in 1999 with a military coup.


 03/05/2013 08:49
PAKISTAN
Islamabad, ucciso il pm dell'inchiesta sull'omicidio Bhutto
Il magistrato Chaudhry Zulfiqar Ali, raggiunto da colpi di pistola alla testa, è morto in ospedale per le gravi ferite. Uccisa anche una donna e ferita una guardia del corpo. Gli assalitori, a bordo di una moto, sono fuggiti senza lasciare tracce. L’attacco acuisce il clima di tensione a pochi giorni dal voto.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) - Il pm titolare dell'inchiesta sull'assassinio di Benazir Bhutto, ex premier pakistano uccisa in un attentato nel dicembre 2007, è stato assassinato questa mattina con colpi di pistola alla testa. Lo riferiscono fonti della polizia, secondo cui l'agguato è avvenuto mentre Chaudhry Zulfiqar Ali - uno dei più importanti magistrati del Paese - si stava dirigendo in tribunale per partecipare a una udienza del processo. Gli assalitori, a bordo di una motocicletta, lo hanno raggiunto nel settore G-9 della capitale, dove viveva, e hanno aperto il fuoco contro la sua auto. I proiettili lo hanno raggiunto alla testa, ferendolo in modo grave; egli è deceduto poco dopo in ospedale. Nell'attacco è morta anche una donna, che si trovava nella zona dove è avvenuto l'attentato; una guardia del corpo del giudice è rimasta ferita in modo non grave.

Il funzionario di polizia Mohammad Yousuf ha confermato che Ali "è stato trasportato subito in ospedale, ma è deceduto per le gravissime ferite riportate". L'omicidio contribuisce ad alimentare il clima di tensione, in una nazione da tempo teatro di stragi e violenze etniche e confessionali, che non risparmiano nemmeno la minoranza cristiana. Fenomeni che si sono inaspriti nelle ultime settimane, in vista delle elezioni politiche in programma il prossimo 11 maggio.

In risposta all'attentato e in segno di solidarietà per il collega ucciso, gli avvocati del distretto di Islamabad e Rawalpindi hanno annunciato una giornata di sciopero. Chaudhry Zulfiqar Ali era una delle figure di primo piano della magistratura pakistana, oltre che membro speciale dell'organismo chiamato a far luce sui casi più delicati (la Federal Investigation Authority, Fia). Lo scorso anno si era visto aumentare la scorta, in seguito a minacce di morte ricevute proprio per le delicate indagini che stava seguendo.

Al momento non vi sono rivendicazioni ufficiali per l'attacco, ma la sua morte potrebbe essere legata a una delle molte inchieste di cui era titolare. Fra queste il processo per l'assassinio dell'ex Primo Ministro Benazir Bhutto, per il quale si è seguita a lungo la pista talebana anche se il leader fondamentalista Baitullah Mehsud - poi ucciso in un raid dei droni Usa nel 2009 - ha subito smentito ogni coinvolgimento.

Il figlio di Benazir, Bilawal Bhutto, attuale leader del partito di governo Pakistan People's Party (Ppp) ha invece puntato il dito contro l'ex presidente Pervez Musharraf, ritenendolo il mandante morale della strage, oltre che responsabile per non averle garantito la sicurezza. Proprio per questo l'ex generale dell'esercito - rientrato da poco in Pakistan per partecipare al voto, dopo quattro anni di esilio - è sotto processo e sottoposto al regime degli arresti domiciliari. Musharraf, 69 anni, è coinvolto in una serie di battaglie legali e sta cercando di scampare all'arresto per diversi capi di imputazione, fra i quali vi è anche il tradimento, e procedimenti giudiziari relativi all'assassinio Bhutto e di un altro leader tribale nel Balochistan. Egli è stato anche protagonista di un durissimo scontro politico-istituzionale con il capo della Corte suprema Iftikhar Chaudhry. I talebani pakistani hanno inoltre promesso in diverse occasioni di uccidere l'ex presidente, che ha conquistato il potere nel 1999 con un colpo di Stato militare.

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